Redazione
17 maggio 2026 09:01
Il condominio di Via Capodistria
Un quartiere a due passi dal centro, immerso nel verde e protetto dal traffico grazie a una conformazione privilegiata che lo rende un baricentro naturale per famiglie, poli scolastici e asili. È questa la fotografia potenziale del quadrilatero di via Albona e via Capodistria a Treviso, una zona che però oggi si trova a fare i conti con una realtà di segno opposto: degrado abitativo, occupazioni abusive e ricorrenti fenomeni di microcriminalità. I residenti hanno deciso di raccontare senza filtri la deriva di un patrimonio che ritengono ancora recuperabile, ma che necessita di interventi urgenti e non più rimandabili. La posizione strategica e la tranquillità dell’area a traffico limitato, ideali per bambini e anziani, convivono quotidianamente con situazioni di forte disagio legate a un patrimonio edilizio che rischia lo svuotamento progressivo.Sono tre, in particolare, i punti neri segnalati da Rita Mungiardi, Silvana Pantano, Laura Lucatello e Marco Giuliato, i referenti di un comitato spontanea di cittadini. Il primo riguarda il passaggio tra via Capodistria e vicolo Fossaggera, chiuso nel 2013 con un muro in cemento armato dalla società “Le Perle s.r.l.”, rappresentata da Ezio Varetton. Nonostante un accordo raggiunto tra proprietà, cittadini e Comune, che prevedeva un percorso ciclopedonale, la situazione è in stallo: la breccia aperta nel muro è priva di asfaltatura, illuminazione e tornelli, rendendo insicuro un collegamento vitale per raggiungere banche, farmacie e studi medici di via Santa Bona Nuova. C’è poi l’immobile di via Capodistria 19, di proprietà del Ministero della Difesa e in carico al Comando Militare di Padova. Lo stabile versa in stato di totale abbandono da due anni, "protetto" solo da una rete di plastica che favorisce bivacchi notturni e occupazioni. Nonostante l’interrogazione parlamentare dell’onorevole Rachele Scarpa e i numerosi esposti a Polizia e Servizio Igiene, dal demanio militare non è mai giunta una risposta concreta.Infine, preoccupa lo svuotamento del complesso ex Inps. Durante l'ultima campagna elettorale, il sindaco Mario Conte aveva promesso l’acquisizione degli appartamenti per destinarli a giovani coppie, insieme alla creazione di un ambulatorio infermieristico e spazi per le associazioni. Ad oggi, nulla di tutto questo si è concretizzato, lasciando il quartiere senza quel presidio sociale e commerciale necessario alla sua sopravvivenza. Per questo motivo, il prossimo 23 maggio i residenti scenderanno in strada con una marcia che toccherà i luoghi simbolo della protesta, concludendosi con un pranzo sociale per dimostrare che la comunità è viva e non intende arrendersi. Le richieste sono chiare: un tavolo permanente di confronto con le istituzioni, il recupero degli immobili pubblici, il ripristino della sicurezza e il contrasto alle occupazioni.








