Garlasco. Pagamenti anomali di denaro, telefonate all’indagato prima dell’avviso di garanzia, manoscritti misteriosi comparsi tra gli atti di indagine. Anomalie che potrebbero nascondere reati, secondo i pm pavesi che hanno chiuso l’inchiesta bis sull’omicidio di Chiara Poggi collocando sulla scena del crimine l’amico del fratello della vittima, Andrea Sempio, al posto di Alberto Stasi, l’allora fidanzato condannato a 16 anni di carcere. Secondo i magistrati Stefano Civardi, Giuliana Rizza e Valentina De Stefano, la prima indagine su Sempio, aperta alla fine del 2016 e archiviata a marzo 2017 fu condizionata da errori, sottovalutazioni e forse dolo. La procura di Brescia, che contesta l’accusa di corruzione all’ex pm Mario Venditti e al padre dell’indagato, Giuseppe Sempio, sta per chiudere questo secondo filone di indagine. Nel 2016 si aprì la prima indagine su Andrea Sempio, conclusa con l’archiviazione nel 2017. Secondo i pm pavesi l’inchiesta fu condizionata da errori ed elementi sottovalutati, forse anche con dolo Le intercettazioni Le carte dell’inchiesta su Sempio, con centinaia di pagine di verbali e testimonianze, delineano un quadro a tinte fosche: se nella prima inchiesta del 2007 pesarono gli errori, in quella del 2017 per i pm sono state riscontrate troppe «anomalie in relazione all’attività di indagine» e nel «riascolto delle intercettazioni», trascritte dal maresciallo Giuseppe Spoto, all’epoca in servizio alla polizia giudiziaria in procura, sotto la supervisione del carabiniere Silvio Sapone. I carabinieri del nucleo investigativo hanno riascoltato i dialoghi di Sempio con i genitori e i soliloqui in auto: sono comparse parole al posto dei numerosi “incomprensibile” e lunghe trascrizioni dove c’era solo una sintesi. Come quando Sempio parla proprio di Sapone, sfiorato (mai indagato) nell’inchiesta Clean: «Mi ha chiamato una volta perché, a quanto mi hanno detto, c’era anche un sistema in cui loro cercavano di prendere le persone che erano sottoposte a indagine o che... se mi dai i soldi ti aiuto». È sempre Sempio a parlare delle tre telefonate finite nel mirino degli inquirenti, che Sapone fa all’indagato il 21 gennaio, molto prima della notifica della convocazione in procura per l’interrogatorio, che sarà fatta solo l’8 febbraio. «Voleva parlare con me: mi fa, ti dobbiamo parlare della..». Qui l’intercettazione diventa incomprensibile, ma Sempio ne parla ancora con il padre alcuni giorni dopo, il 5 marzo 2025: «I contatti strani con Sapone li ho spiegati... sono queste tre chiamate, quando lui mi ha proposto la roba... io metto giù e gli passo il numero dell’avvocato». A breve è attesa la chiusura delle indagini della procura di Brescia sull’ipotesi di corruzione contestata all’ex pm di Pavia Mario Venditti e al padre di Andrea Sempio, Giuseppe «Investigatore esperto» L’ex magistrata Giulia Pezzino, che si occupò di quella prima indagine insieme a Venditti, ha negato di essere a conoscenza di contatti tra l’indagato e Sapone. «Se me lo avessero detto avrei dato indicazione di dare atto dei contatti e di riferirne il motivo (...). Mi fidavo di Sapone in quanto persona di grande esperienza operativa ». Ma le anomalie non si limitano a questo. Toccano anche Maurizio Pappalardo, condannato di recente nell’inchiesta Clean per corruzione e stalking. Le foto I carabinieri di Milano annotano questa circostanza: il 24 dicembre 2016, quando la prima inchiesta sull’amico del fratello di Chiara era stata aperta da un giorno, Pappalardo, all’epoca comandante del Nucleo informativo, scattò tre fotografie (trovate nel suo telefono) del fascicolo su Sempio: la geolocalizzazione ha stabilito che furono scattate nell’ufficio dell’allora procuratore Venditti. A che scopo? «Non ricordo. Penso che mi fu chiesto dal (comando, ndr) Provinciale perché si seguiva molto il caso Garlasco. Se fosse presente Venditti? Non lo ricordo». Le foto sono state cercate al Nucleo informativo, senza risultato: qui, invece, è stata scoperta l’esistenza di un fascicolo P (permanente) su Sempio, aperto poco dopo l’archiviazione. Nel fascicolo i carabinieri di Milano hanno trovato una richiesta di archiviazione in bozza, con appunti manoscritti. La procura di Brescia ha provato a rintracciare l’autore. ●