Si faccia caso: per l’aumento dell’Irpef regionale che dovrebbe arginare la voragine del debito sanitario da 360mln di euro, pare sempre che il peggio debba ancora arrivare. La sensazione, la percezione, è che la mazzata sarà pesante, pesantissima e che comunque, toccherà tutti, o quasi. Esentati quelli fino a 28 mila euro di reddito annuo; a salire fino a 40mila previsto - almeno secondo indiscrezioni - un aumento di 200 euro; da 40mila euro in su aumenti tra 600 a 800 euro.
Il presidente della Regione Decaro, ha incontrato recentemente i rappresentanti di CGIL, CISL, UIL. Motivo: spiegare perché si metteranno, anzi si affonderanno, le mani nelle tasche dei pugliesi chiamati a pagare un disastro non causato da loro, ma subìto due volte. Prima come cittadini fruitori di un sistema sanitario malfunzionante (liste d’attesa eccetera) e dopo, come pagatori di tasse straordinarie. Naturalmente la triplice sindacale ha mostrato compattezza nel non essere d’accordo.
CGIL: «Non siano i cittadini a pagare, si taglino i costi della politica. CISL: «Noi contrari a qualsiasi aumento delle tasse regionali. UIL: «Scelta iniqua scaricare il peso del deficit sui pensionati».
Dunque: ragioni da vendere da una parte, gatte da pelare dall’altra.






