bariDue mondi che finora si sono fatti la guerra potrebbero scoprire i vantaggi di una nuova alleanza. O forse li hanno già scoperti. Perché l’agrivoltaico, la tecnologia rinnovabile che combina produzione agricola ed energetica sullo stesso terreno, non è più una frontiera sperimentale. E nemmeno una scommessa futuribile.

Lo testimoniano i tanti panel che ieri hanno animato la seconda giornata di «Green Fair», l’agorà delle Energie Rinnovabili in scena alla Fiera del Levante di Bari che vedrà oggi la sua giornata conclusiva. Si inizia presto, con il primo incontro del mattino, organizzato da Legambiente e dedicato proprio all’evoluzione dell’agrivoltaico italiano. Un tema «sfidante» come ripetuto più volte durante la discussione e come certificato anche dagli appuntamenti successivi che, nel corso del pomeriggio, hanno affrontato la questione dalle prospettive del paesaggio e delle piattaforme produttive. La convivenza tra pannelli, coltivazioni e pascoli «rafforza la resilienza delle aziende agricole e contribuisce alla decarbonizzazione del Paese, mettendo al centro il ruolo degli agricoltori», afferma Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente. Da cui l’invito alle Regioni a «non azionare il freno a mano», ad allargare le aree idonee e a «puntare su progetti di qualità». Il punto di riferimento è la Campania, in questo senso particolarmente virtuosa. La Puglia, pur da territorio leader con 124mila impianti solari installati, ha un po’ di strada da fare e non solo per le resistenze «armate» dalla necessità di tutelare l’identità estetica del paesaggio. Il problema è che anche le migliori pratiche hanno dei lati «oscuri». Il riferimento non è alle fake news contro cui pure ha tuonato il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, invitando a «diradare le nebbie della disinformazione che hanno allontanato gli agricoltori da tecnologie che li avrebbero potuti aiutare». Il punto sono, piuttosto, gli effetti distorsivi reali su cui si è concentrato l’agronomo Massimo Monteleone dell’Università di Foggia. Il primo problema è l’elevata concentrazione degli investimenti che disincentivano la diffusione dell’agrivoltaico e promuovono solo la nascita di impianti di grandi dimensioni. Un passaggio forse obbligato dalla capacità delle grandi aziende agricole di strappare accordi migliori, più equilibrati, con i produttori di energia. Le Pmi restano fatalmente ai margini, i coltivatori diretti sono tagliati fuori. Un’opportunità conclamata per i giganti, una strada a volte in salita per chi ha possibilità e dimensioni più contenute. Eppure, le potenzialità ci sono. In Puglia, piano paesaggistico alla mano, le aree disponibili per impianti agrivoltaici sono pari a 350mila ettari con la Capitanata a farla da padrona. L’utilizzo di appena lo 0,25% della superficie svilupperebbe una potenza di 1,3GW, lo 0,5% raddoppierebbe a 2,6 GW. In sintesi, più di un terzo dell’obiettivo regionale al 2030. Si tratta di promuovere una convivenza virtuosa che ha tra i suoi effetti collaterali anche lo sviluppo di nuova occupazione. Come chiarisce Coldiretti, 10 MegaWatt di agrivoltaico installato creano 50 posti di lavoro fra creazione, gestione e manutenzione. «L’importante - ammonisce Monteleone - è rafforzare la pianificazione territoriale, definire anno per anno gli obiettivi da conseguire e soprattutto puntare sulla qualità dei progetti». Sperando che il sistema non sia totalmente dipendente dagli incentivi ma sappia cogliere anche opportunità che gli stessi investitori presenti in Fiera stanno proponendo in queste ore. Il messaggio è chiaro: fare in fretta e fare bene, come ammonisce Legambiente, protagonista anche nella prima giornata di Green Fair con il Forum Energia che ha visto la partecipazione del governatore Antonio Decaro.