Mercoledì vivremo l’ultimo significativo atto della stagione, la finale di Coppa Italia. Se gli indizi fossero quelli emersi qualche giorno fa, l’Inter farebbe festa contro una Lazio nettamente più debole. Ma resta il sospetto che quella sia stata una partita troppo strana, i Campioni d’Italia per inerzia lanciatissimi dopo avere messo il tricolore sul petto al cospetto di un avversario sceso in campo con la testa tra le nuvole. L’aspetto psicologico sarà fondamentale: se l’Inter giocasse con la spocchia di aver già vinto sulla scia dell’ultimo faccia a faccia, commetterebbe un errore.
La Lazio non può fare peggio, schiererà qualche titolare appositamente risparmiato (Tavares, Taylor e Zaccagni spostano gli equilibri) e non interpreterà i primi minuti come se fosse una scampagnata di Pasquetta. Comunque vada, il bilancio di Chivu resterà in attivo non soltanto perché vincere uno Scudetto al primo colpo è una prodezza, ma soprattutto perché ha dato una dimensione da nuovo ciclo. Al resto penserà la società, Marotta e Ausilio sono già in azione per quei tre-quattro regali da scartare con gusto, la scorciatoia giusta per cementare ulteriormente il palazzo nerazzurro.
La Juventus di Lecce è la conferma della stagione perfettamente sintetizzata da Spalletti. Una squadra che vive di fiammate, che ha il privilegio di sbloccare dopo una manciata di secondi ma che poi possiede il torto di non chiudere. Un po’ perché si guarda allo specchio, molto perché manca l’istinto di chi divora occasioni colossali per evitare di soffrire fino agli ultimi secondi. Si tratta di una traccia per il futuro da seguire nei dettagli per evitare minestroni insipidi. Spalletti ha indicato la via, ha sottolineato come quest’organico non possa essere stravolto, ha sintetizzato senza entrare nei dettagli come sia fondamentale non bucare quei due-tre innesti tra i titolari per il definitivo salto. I messaggi d’amore destinatario Vlahovic (“ci sono contatti per farlo restare, mi fido dei miei direttori”) passano attraverso la sostenibilità dell’operazione a cifre ragionevoli. Altrimenti si guarderà altrove, fermo restando che un altro attaccante la Juve dovrà prenderlo (Kolo Muani resta un obiettivo) per una maggiore distribuzione delle risorse. Il blitz in Salento garantisce comunque un privilegio non da poco, gestire il destino senza dover guardare in casa altrui. Battere Fiorentina e Torino significherebbe dare un senso al lavoro di Spalletti passando alla cassa per intascare una sessantina di milioni che aiutano (eccome).







