Per qualche giorno del mese scorso si è parlato del Molise. Prima i nubifragi, con strade allagate e scuole chiuse in una trentina di comuni. Poi la frana di Petacciato, che ha interrotto la dorsale adriatica e isolato parte della Regione. Le immagini del dissesto sono finite su tutti i media nazionali. Poi il clamore si è spento.

“Il Molise esiste solo nell’emergenza”, dice Michele Neri, campobassano classe 1997 e psicologo del lavoro: “Nessuno presta ascolto alla voce dei giovani che se ne vanno”. Neri è tra i fondatori di APS Molis, associazione no-profit nata per raccontare e valorizzare la regione attraverso progetti culturali e sociali. Negli ultimi anni l’associazione ha promosso talk pubblici, mostre e progetti partecipativi dedicati al rapporto tra i molisani e il proprio territorio. Tra questi c’è “Molistantanee”, contest fotografico arrivato alla quarta edizione.

“L’associazione nasce come modo per diventare agenti di un cambiamento e lasciare la nostra impronta sul futuro della Regione”. Un tentativo di reagire a un declino percepito come inevitabile, maturato dopo anni di discussioni tra amici su cosa significhi crescere in una terra che continua a perdere abitanti, servizi e opportunità. “Spesso mi sono sentito marginalizzato: non solo come ragazzo del Sud, ma della sua Regione più sfigata”.