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La dichiarazione di Chinasau, adottata dai 46 Stati membri del Consiglio d’Europa, riconosce la legittimità per le nazioni di soluzioni innovative nella gestione dei flussi migratori, come gli hub di rimpatrio in Paesi Terzi, sul modello avviato dall’Italia in Albania. Ecco perché la prima a ribadirne l’importanza è proprio la premier Giorgia Meloni che commenta quanto accaduto in Moldavia come «un risultato importante, frutto di un percorso che l’Italia ha contribuito ad aprire con coraggio e determinazione insieme al primo ministro danese Frederiksen». Non rinuncia, poi, a togliersi qualche sassolino dalla scarpa verso chi l’ha criticata: «Quello che solo un anno fa faceva discutere oggi è diventato un principio condiviso e dimostra, ancora una volta, che l’approccio, portato avanti con serietà e coerenza dal nostro governo, è ormai diventato anche quello dell’Europa». Non a caso tale tema è centrale anche nel corso di una serie di bilaterali, avutisi nella giornata di ieri, tra cui quello con il premier greco Kyriakos Mitsotakis, col maltese Robert Abela e il cipriota Nikos Christodoulidis, che stamane riceverà il presidente del Consiglio a Nicosia. L’obiettivo, come spiegato da Sara Kelany, deputato e responsabile immigrazione di FdI è archiviare quel «modello delle porte aperte, sponsorizzato dalla sinistra che ha alimentato sperperi di denaro e insicurezza».










