La prima foto a colori della Terra risale al 1968: spuntava dall’oscurità, sopra la Luna, ed era di un blu intenso. Non era la prima immagine in assoluto del nostro pianeta visto dallo spazio – due anni prima l’aveva immortalato una sonda della Nasa, in bianco e nero. Ma quella foto, grazie al colore, rendeva la fragilità della Terra qualcosa di più afferrabile. Nel 1972 un’altra immagine aggiunse nuovi dettagli, mostrando vortici di blu, marrone, verde e bianco.

Quegli scatti cambiarono la percezione. Se all’inizio lo spazio era immaginato come una frontiera da conquistare, ora diventava anche un punto privilegiato da cui riscoprire il pianeta. Contribuì a formare una coscienza ambientale globale. Furono organizzate le prime giornate della Terra; la metafora della “Nave Spaziale Terra”, resa popolare soprattutto dal teorico, inventore e architetto Buckminster Fuller, veniva usata per descrivere il pianeta come un veicolo da trattare con cura.

I veri colori del sistema solare

Nell’immagine più nota il pianeta Venere appare arancione, ma in realtà è bianco, come il Sole. Gli astronomi traducono le onde radio in colori che possiamo percepire

Poi, con il passare dei decenni, i colori si sono caricati di un altro significato, spiega su Noema Frederic Hanusch, che insegna politica e cambiamento del pianeta alla Justus-Liebig-Universität di Gießen, in Germania. Se prima insegnavano a vedere e ad apprezzare la Terra, ora testimoniano come la stiamo alterando: le costellazioni urbane frutto dell’inquinamento luminoso, le superfici degli oceani che virano verso il verde, i ghiacciai che si tingono di rosso per la proliferazione di alghe (che accelerano lo scioglimento).