Una delle principali aziende militari ucraine ha annunciato il lancio di due satelliti e punta a costruire un ecosistema spaziale autonomo per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e da Starlink. Mentre propone l’uso dei suoi droni in altri teatri più o meno caldi

L’industria bellica ucraina continua a crescere e guarda più in alto del campo di battaglia. Fire Point, una delle principali aziende ucraine attive nello sviluppo di droni e missili a lungo raggio, ha infatti annunciato di aver già lanciato due satelliti nel 2026 e di volerne mettere in orbita “decine” entro il 2027, perseguendo l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e dalle grandi aziende occidentali, costruendo un ecosistema autonomo per navigazione, comunicazioni e targeting. “Non vendiamo solo armi o sicurezza, ma indipendenza nella sicurezza”, sono le parole scelte da Denys Shtilierman, cofondatore e capo progettista dell’azienda. Impossibile non notare il riferimento alla dipendenza dal sistema satellitare Starlink di Elon Musk, percepita in Ucraina come un potenziale punto vulnerabile, soprattutto dopo gli episodi di sospensione arbitraria dei servizi.

Fire Point è diventata una delle aziende simbolo della trasformazione industriale ucraina durante la guerra. Fondata dopo l’invasione russa del 2022, si è specializzata nella produzione di Uav a lungo raggio, missili balistici e missili da crociera capaci di colpire in profondità il territorio russo, tra cui spicca il Fp-5 “Flamingo”. Uno dei punti di forza dei sistemi prodotti dall’azienda è il loro costo relativamente basso dei propri sistemi: un drone Fp-1 a lungo raggio costerebbe circa 50 mila euro, una cifra sensibilmente inferiore rispetto a sistemi occidentali comparabili. Parte del vantaggio deriverebbe dall’impiego di sistemi di navigazione autonomi sviluppati internamente, capaci di operare anche senza Gps per evitare le interferenze elettroniche russe.