Se da una parte Pechino continua a installare giganteschi parchi solari e a ricoprire ettari su ettari di pale eoliche, il consumo di carbone non accenna a diminuire. Al punto che nei primi mesi dell’anno è stata addirittura aumenta la capacità da combustibile fossile. E così le promesse diventano sogni

Può il Paese più inquinante del mondo essere anche il maggior dispensatore di tecnologie e infrastrutture per le rinnovabili? Sì, la Cina può. Quando si parla di transizione è pressoché impossibile non soffermarsi, almeno per un istante, sul Dragone. Il quale rifornisce mezzo pianeta di pannelli solari, pale eoliche grazie al catalogo green più grande del mondo. Non è sempre un buon affare, perché a volte ci va di mezzo la sicurezza dei dati sensibili, la qualità delle tecnologie e persino lo spionaggio. Lo dimostra la montante e costante crisi di rigetto dell’Europa, sempre più mal disposta all’acquisto di prodotti cinesi legati alla transizione.

Tutto ciò premesso, la Cina non così green come si crede. Per carità, il Dragone è incline ai bluff, basta guardare ai miliardi di investimenti spacciati per carburante per la crescita e il benessere. In Africa ne sanno qualcosa e forse non solo lì. C’è un dato che vale la pena citare, per dare un volto alla transizione energetica cinese. Preambolo, solo nel 2025 Pechino ha aggiunto quasi 450 gigawatt (GW) di capacità di energia pulita, una quantità di energia solare superiore e una quantità di energia eolica doppia rispetto al resto del mondo messo insieme.