«Non riapriremo». La famiglia Mellino rompe il silenzio dopo il sequestro del suo ristorante tre stelle Michelin «Quattro Passi»”, storica insegna di Nerano e unica tristellata al Sud, messa sotto sigilli a gennaio dalla Procura di Torre Annunziata per «lottizzazione abusiva». E lo fa con una nota inviata in esclusiva a Cook in cui annuncia «profondo rammarico» per la vicenda e l’impossibilità, per il momento, di riaprire l’attività. Il ristorante in Costiera nato nel 1983 e scelto ogni anno da vip internazionali, non ultimo da Jeff Bezos lo scorso anno per il banchetto delle sue nozze, al momento è ancora sotto sequestro. La stagione estiva 2026 salterà del tutto in attesa che la giustizia faccia il suo corso. I Mellino hanno infatti impugnato al Tar Campania il provvedimento del Comune di Massa Lubrense che contesta alla famiglia la lottizzazione abusiva (e cioè la modifica della destinazione d’uso dell’area da agricola a ricettiva attraverso la costruzione di varie opere, come l’albergo, la piscina di 59 metri quadri e altri fabbricati). Il Tar per ora ha sospeso l’ordinanza del Comune in attesa di una decisione di merito, perciò il tutto è rinviato a ottobre, quando ci sarà la prima udienza. La speranza della famiglia, come si legge nella nota condivisa con i legali, è che «possano essere prese validamente in considerazione le richieste autorizzatorie e le istanze di condono presentate fin dagli anni ’80 per l’immobile in questione». I Mellino, e cioè papà Antonio, che ha fondato l’attività portandola alle due stelle Michelin, la moglie Rita Vinaccia, il figlio Fabrizio, che nel 2023 ha conquistato la terza stella e l’altro figlio Raffaele, sommelier e direttore di sala, esprimono nella nota anche «la massima vicinanza ai nostri numerosi collaboratori e dipendenti, che costituiscono la parte più lesa della vicenda. A loro va il nostro pensiero più doloroso per il sacrificio e l’incertezza che si trovano ad affrontare, loro – e nostro – malgrado». Ma per il futuro c’è ancora speranza: «Questo stop forzato non cancella la nostra visione né la passione che ci ha guidato in questi anni; siamo determinati a superare questa tempesta per poter tornare, quando i tempi della giustizia lo consentiranno, a fare ciò che amiamo nel rispetto assoluto delle regole e del territorio», scrive la famiglia. Pubblichiamo integralmente la nota.«A seguito del provvedimento di sequestro che ha riguardato la struttura nel gennaio scorso, abbiamo scelto, deliberatamente e sin dal primo momento, la via del silenzio. Una scelta che oggi, a distanza di mesi, desideriamo ribadire con fermezza, non come segno di assenza, ma come massima espressione di dignità, responsabilità e rispetto per una procedura che deve fare il suo corso naturale.In un’epoca di processi mediatici e digitali affrettati, il riserbo e il rispetto verso le istituzioni ci sono sembrati la strada più giusta. Abbiamo scelto di riporre la nostra fiducia nella magistratura, consentendo agli organi inquirenti di svolgere le verifiche nella massima serenità.Al contempo, avvertiamo un profondo senso di rammarico nell'affrontare una vicenda che tocca un tema di straordinaria sensibilità per la nostra terra: la tutela del paesaggio e la gestione urbanistica in un'area protetta e fragile come la Penisola Sorrentina. Avvertiamo tutto il peso e il dispiacere per l'inquietudine che questa situazione ha generato nella comunità e nel territorio che amiamo.Siamo confortati dall’idea che possano essere prese validamente in considerazione le richieste autorizzatorie e le istanze di condono presentate fin dagli anni ’80 per l’immobile in questione.Pur confidando, da una parte, che il confronto tecnico con le autorità avverrà con la massima trasparenza, dall’altra parte, auspichiamo che dal punto di vista mediatico l’intera vicenda venga trattata esclusivamente nel merito dei fatti, senza che il nome e la risonanza del ristorante diventino il capro espiatorio di problematiche complesse e generali che interessano da sempre l’urbanistica del territorio.Con la medesima trasparenza che ha sempre contraddistinto il legame con il nostro pubblico, precisiamo che attualmente non sussistono i presupposti per una possibile riapertura della struttura nell'immediato. La complessità dei passaggi procedurali e amministrativi richiede i tempi necessari. Questa realtà viene accolta con il dovuto rispetto per i tempi della giustizia, ponendo l’esigenza delle verifiche e la tutela del contesto ambientale davanti a qualsiasi logica di fretta o interesse commerciale.Questo stop forzato non cancella la nostra visione né la passione che ci ha guidato in questi anni; siamo determinati a superare questa tempesta per poter tornare, quando i tempi della giustizia lo consentiranno, a fare ciò che amiamo nel rispetto assoluto delle regole e del territorio.Il Quattro Passi è una storia fatta di riconoscimenti, valorizzazione dell'arte culinaria e promozione della cultura gastronomica italiana nel mondo. In questi decenni, questa realtà si è fusa con l’anima stessa della nostra terra, diventando un vero e proprio bene immateriale della collettività: un patrimonio di bellezza, accoglienza e identità che appartiene alla memoria e all'orgoglio di Massa Lubrense, di Napoli e della Campania tutta.In questi mesi di necessario riserbo, desideriamo ringraziare sentitamente i clienti, i colleghi della ristorazione, i fornitori e i cittadini del territorio: un moto di solidarietà discreto che rappresenta un conforto importante in un momento di oggettiva difficoltà.Vogliamo esprimere la massima vicinanza ai nostri numerosi collaboratori e dipendenti, che costituiscono la parte più lesa della vicenda. A loro va il nostro pensiero più doloroso per il sacrificio e l’incertezza che si trovano ad affrontare, loro – e nostro – malgrado.Mentre proseguiremo il nostro confronto con l’Autorità giudiziaria, continueremo a mantenere la medesima condotta di riservatezza, attendendo che il percorso della giustizia faccia luce su ogni aspetto della vicenda».
Ristorante «Quattro Passi» a Nerano sotto sequestro, i Mellino rompono il silenzio: «Profondo rammarico per la vicenda. Per ora non riapriremo»
L’unico tre stelle Michelin del Sud Italia è sotto sigilli da gennaio per «lottizzazione abusiva», cioè la modifica della destinazione d’uso dell’area da agricola a ricettiva. La famiglia ha impugnato il provvedimento al Tar. «Massima vicinanza ai nostri collaboratori e dipendenti, che costituiscono la parte più lesa della vicenda». L’udienza al Tar Campania sarà in ottobre






