di
Giuseppe Di Bisceglie
La morte del marinaio brindisino è avvenuta il 24 maggio 2012 al largo di Civitavecchia. Alessandro Nasta aveva 29 anni
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per la morte di Alessandro Nasta, il nocchiere della nave scuola Amerigo Vespucci precipitato nel 2012 dall’alberata durante una manovra in navigazione. Diventano così definitive le pene a un anno e dieci mesi per l’ammiraglio Bruno Branciforte e per l’ex comandante della nave Domenico La Faia.I giudici della Suprema Corte hanno invece annullato con rinvio le condanne nei confronti degli ammiragli Giuseppe De Giorgi e Luigi Binelli Mantelli, già condannati nei precedenti gradi di giudizio a un anno e due mesi con pena sospesa. La loro posizione dovrà ora essere rivalutata dalla Corte d’Appello.
La decisione chiude solo in parte una vicenda giudiziaria iniziata quattordici anni fa, dopo la morte del marinaio brindisino avvenuta il 24 maggio 2012 al largo di Civitavecchia. Nasta aveva 29 anni. La sua morte fu dovuta a una caduta da oltre cinquanta metri mentre era impegnato in operazioni sulle vele dell’albero maestro. Secondo quanto emerso dalle indagini e confermato nei processi di merito, i nocchieri della Vespucci eseguivano gli spostamenti sull’alberata senza essere assicurati ai dispositivi di trattenimento. Le cinture di sicurezza venivano agganciate soltanto una volta raggiunte le postazioni operative.Una procedura che, per l’accusa, rappresentava una prassi consolidata e tollerata nel tempo. I giudici hanno parlato di una violazione consapevole delle norme sulla sicurezza, mantenuta anche nel rispetto delle tradizioni marinaresche della nave scuola.Dopo l’incidente, la Marina militare introdusse nuove misure di protezione per le attività svolte in quota. Un elemento che ha avuto un peso centrale nel lungo iter processuale culminato prima nella sentenza del Tribunale di Civitavecchia nel 2023, poi nella conferma in Appello nel 2025 e ora nel pronunciamento della Cassazione.








