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Depositate le firme per chiedere la consultazione interna a Rifondazione Comunista. L’obiettivo è far decidere agli attivisti, in modo libero, se entrare o meno in quel campo largo che, alle prossime politiche, si candida come alternativa a Giorgia Meloni. Se Elly Schlein e Giuseppe Conte, quindi, davano per scontata l’adesione del partito con falce e martello al loro grande contenitore progressista dovranno aspettare e soprattutto rispettare il volere di chi è stato sempre coerente con le proprie idee e, per alcuna ragione al mondo, è disposto a rinunciare ai capisaldi per cui una certa sinistra dovrebbe battersi e, invece, tace. Circa 3 mila militanti, secondo le sottoscrizioni raccolte, chiedono una collocazione chiara, in modo da evitare, sin dal principio, pericolose divisioni. L’obiettivo è arrivare entro la fine di giugno a una sorta di referendum per chiedere agli iscritti se correre con pentastellati e centristi vari oppure andare avanti con quella proposta che ha sempre contraddistinto una determinata area.
In tal senso chiarissimo è Paolo Ferrero, ex ministro e già segretario di tale forza: «Penso – riferisce ai taccuini de Il Tempo – che oggi il nodo fondamentale, attorno cui aggregare una coalizione sia il no alla guerra, alle spese militari. Sarei il primo a essere contento se riuscissimo a eleggere cento deputati. Allo stesso modo, però, ciò non servirebbe a nulla se per farlo dobbiamo smettere di credere a quello per cui, da una vita, ci battiamo. Mi riferisco alla pace, principio irrinunciabile e per cui tutti dovremmo farci sentire. Ritengo sbagliato, in un momento difficile come quello attuale, dare miliardi all’Ucraina per le bombe, mentre non ci sono risorse per garantire lo stato sociale. Non ci possiamo indebitare per il riarmo, con la scusa della difesa, mentre le condizioni degli italiani peggiorano di giorno in giorno. Se la destra ha deciso di armare Kiev non ci sorprende, ma certamente non possiamo ritenerci alleati di quel Pd che non cerca la fine delle ostilità, ma si limita a inviare soldi per rifornire arsenali bellici, seppure la nostra sanità sia al collasso. Peggio ancora l’istruzione».






