Ci sono animali che arrivano nei rifugi spaventati, silenziosi, incapaci perfino di lasciarsi accarezzare. E poi ci sono persone che fanno un lavoro invisibile ma fondamentale: insegnano loro, con pazienza, che una casa può tornare a essere un posto sicuro. Lisa Burtenshaw, inglese di 56 anni, da quasi dieci anni apre la porta di casa sua a cani e gatti salvati dai rifugi. Non per tenerli. Non per “sostituirsi” a una famiglia. Ma per accompagnarli verso quella giusta. “Come affidataria”, ha detto alla Bbc, “sono il custode del futuro migliore amico di qualcuno”.
Oltre 180 animali accolti in casa
Dal 2016 Lisa collabora con rifugi e associazioni del West of England. Da quando è andata in pensione, dopo anni di lavoro all’estero con gli animali, ha trasformato la sua casa in un luogo di passaggio per creature ferite, traumatizzate o semplicemente troppo fragili per affrontare la vita in canile o in gattile. In questi anni ha accolto più di 180 animali. Cuccioli appena salvati, gatti terrorizzati, cani con problemi comportamentali, animali malati che avevano bisogno di cure continue. Un lavoro silenzioso, spesso sconosciuto anche a chi adotta.
Perché l’affido può cambiare tutto
Secondo i responsabili del Bristol Animal Rescue Centre, le famiglie affidatarie rappresentano una parte fondamentale del sistema di salvataggio degli animali. Non tutti i cani e i gatti riescono infatti a reggere lo stress di un rifugio. Alcuni smettono di mangiare. Altri si nascondono. Alcuni diventano aggressivi o completamente apatici. E spesso, in quelle condizioni, mostrano una versione distorta del loro carattere. “Molti gatti si chiudono completamente in un gattile”, racconta Lisa. “In casa, invece, iniziano lentamente a rilassarsi, a giocare, a cercare il contatto umano. È lì che emerge davvero la loro personalità”. L’affido diventa così una specie di ponte tra il trauma e la vita normale.






