sabato 16 maggio 20262' di letturaI 46 Stati membri del Consiglio d’Europa hanno raggiunto oggi un accordo per rendere le espulsioni degli stranieri condannati più facili, limitando le interferenze della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).Sotto la forte pressione di Paesi come Regno Unito e Italia, i ministri degli Esteri hanno adottato a Chisinau una dichiarazione che invita la Corte di Strasburgo a modificare la propria giurisprudenza, rendendo meno vincolanti i diritti umani degli stranieri condannati. Fino ad oggi la CEDU aveva spesso bloccato espulsioni ritenendo che violassero il diritto alla vita familiare o esponessero le persone a trattamenti degradanti o tortura nel Paese di origine. Il nuovo testo punta proprio a facilitare queste espulsioni.I ministri sottolineano che “alcune delle sfide migratorie attuali non erano prevedibili” al momento della stesura della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.Per questo chiedono alla CEDU di dare grande importanza alla valutazione delle autorità nazionali, considerate “in linea di principio meglio posizionate” rispetto a una corte internazionale.Inoltre, invitano gli Stati a usare le “rassicurazioni diplomatiche” (promesse del Paese di destinazione di non torturare o trattare in modo degradante la persona espulsa) e a sviluppare quadri nazionali che rendano più efficaci le espulsioni.L’obiettivo dichiarato è evitare che il sistema perda la fiducia dei cittadini. Secondo gli esperti, si tratta di un chiaro messaggio politico ai giudici di Strasburgo: gli interessi di sicurezza nazionale e le espulsioni devono avere più peso rispetto alla protezione individuale degli stranieri condannati.E su questo punto è intervenuta la premier Giorgia Meloni: "La Dichiarazione di Chisinau, adottata oggi dai 46 Stati membri del Consiglio d’Europa, riconosce la legittimità per le Nazioni di soluzioni innovative nella gestione dei flussi migratori, come gli hub di rimpatrio in Paesi terzi, sul modello avviato dall’Italia in Albania. È un risultato importante, frutto di un percorso che l’Italia ha contribuito ad aprire con coraggio e determinazione insieme al Primo Ministro danese Frederiksen. Quello che solo un anno fa faceva discutere, oggi è diventato un principio condiviso tra i 46 Stati membri del Consiglio d’Europa e dimostra, ancora una volta, che l’approccio italiano ad una gestione ordinata dei flussi migratori, portato avanti con serietà e coerenza dal nostro Governo, è ormai diventato anche l’approccio dell’Europa".
Il trionfo di Meloni in Europa: "Riconosciuto come legittimo il modello Albania", sinistra in tilt | Libero Quotidiano.it
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