di
Marco Cremonesi
Il legale che nei giorni scorsi ha assunto la difesa di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion: «Sono brave persone»
Ci sono due paia di scarpe davanti alla porta della famiglia nel bosco. Quelle per stare fuori e quelle da indossare una volta entrati. Simone Pillon, l’ex senatore leghista ed ultras integralista cattolico che nei giorni scorsi ha assunto la difesa di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion è rimasto colpito, ancora prima di parlare con i genitori dei bambini prelevati dal Tribunale dei minori, dal lindore della casetta di Palmoli, là sui monti Frentani: «Mi ha ricordato quella dei miei nonni».
Ma la cura degli spazi, il rigore domestico concorre al ritratto che vuole costruire di una coppia che non è quella fin qui raccontata. Però, tutto questo non lo dice lui. Lui si limita a spiegare che vuole «abbassare i riflettori su questa vicenda». Pare strano, di solito il crociato anti gender non sembra rifuggire la pubblicità mediatica. Ma tant’è, per conoscere il Pillon pensiero occorre sentire i suoi collaboratori. Il punto fermo suo, già espresso, è l’escludere «nel modo più assoluto l’ipotesi di affidamento o di adozione dei bambini».










