Che cosa si è scritto e che cosa non si è scritto negli anniversari di Aldo Moro e Giorgio Napolitano. I Graffi di Damato pubblicati sul quotidiano Il Dubbio.
Gli anniversari, pari o dispari, tondi o no, sono frequentemente, se non sempre, rovinati da chi toglie ad essi qualcosa o gliel’aggiunge. Penso ai 48 anni da poco trascorsi dall’assassinio di Aldo Moro, il 9 maggio, o i 20 dalla prima elezione, il 10 maggio, di Giorgio Napolitano al Quirinale, dove fu confermato nel 2013 e rimase sino al 2015.
Ai 48 anni dalla morte di Moro per mano dei brigatisti rossi per niente sedicenti, come qualcuno a sinistra cercò di sostenere fino a quando non fu smentito sul manifesto dall’impietosa Rossana Rossanda, che li riconobbe nell’”album di famiglia” del Pci; ai 48 anni, dicevo, dalla morte di Moro qualcuno ha voluto applicare la “lezione” del presidente della Dc al Pd, dove confluirono una ventina d’anni fa i resti comunisti e democristiani di sinistra. La segretaria del Nazareno in persona, Elly Schlein, ha voluto partecipare ad una delle celebrazioni di Moro sentendosi un po’ formata alla sua scuola, sia pure postuma.
Ma di Moro manca alla Schlein, e a quanti la sostengono nel suo partito articolato in correnti come la Dc, la capacità di tenerle unite. Ogni tanto dal Pd esce qualcuno che non usciva invece dalla Dc che Moro si vantava di sapere scomporre per ricomporre, alla ricerca sempre di nuovi equilibri dentro e persino fuori dallo scudo crociato.







