La decisione dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV), ovvero il controspionaggio tedesco, di adottare una piattaforma francese per l’analisi dei dati in ambito intelligence, preferendola ai sistemi della statunitense Palantir, è molto più di un cambio di fornitore. È un segnale politico e istituzionale che riguarda il modo in cui la Germania immagina la propria sovranità digitale nel settore della sicurezza.
Secondo i media tedeschi, il BfV avrebbe completato la fase di verifica operativa di ArgonOS, piattaforma sviluppata dalla società francese ChapsVision, considerandola idonea per attività sensibili come il contrasto al terrorismo e il controspionaggio. Si tratta di un sistema di analisi e correlazione di grandi quantità di dati, incluse fonti aperte, che si inserisce nello stesso spazio funzionale occupato da strumenti come quelli sviluppati da Palantir Technologies.
La scelta non arriva in un vuoto politico. In Germania, il dibattito sull’utilizzo di software statunitensi nei sistemi di sicurezza interna è aperto da anni e attraversa livelli diversi dello Stato federale. Alcune polizie regionali continuano a utilizzare soluzioni Palantir per l’analisi dei dati investigativi, mentre altre amministrazioni hanno avviato revisioni o ripensamenti. Sullo sfondo, il governo federale lavora a una riforma più ampia dell’uso dell’intelligenza artificiale nei servizi di sicurezza, con particolare attenzione a riconoscimento facciale e strumenti predittivi. È in questo contesto che si inserisce anche la posizione del presidente del BfV, Sinan Selen, che già alla fine del 2025 aveva sottolineato la necessità per le autorità tedesche di dotarsi di alternative tecnologiche e di rafforzare il «profilo europeo» delle proprie infrastrutture di sicurezza. Non si tratta soltanto di valutazioni tecniche, ma di una riflessione esplicita sulla dipendenza da fornitori esterni in settori considerati strategici.









