Ripete più volte la parola speranza David Grossman, sia quando parla di Israele e Palestina, sia di elezioni che di scrittura e creatività, perché "oggi ce n'è bisogno più che mai e non si capisce perché non riesca ancora a prevalere, non riesca ad avere la meglio" dice il grande scrittore israeliano al suo arrivo al Salone del Libro di Torino dove il 18 maggio presenterà il Meridiano Mondadori in due volumi che celebra la sua opera, su progetto editoriale di Wlodek Goldkorn, con saggio introduttivo e notizie sui testi di Gabriel Zoran.
"Se ci crediamo veramente nella speranza, allora è possibile che questa società malata, sia quella israeliana che quella palestinese, possa trovare un luogo dove questa speranza possa fiorire veramente. È una piccola cosa però se continua a esserci non tutto è perduto" sottolinea. Ma, "come si fa a ricordare alle persone che c'è un'alternativa all'odio, a uccidere? Come si fa a far capire che c'è un'altra opzione? Bisogna trovare il coraggio per cambiare la situazione se no siamo tutti condannati a essere invischiati in questo ciclo di morte all'infinito e io francamente quest'idea non la posso assolutamente accettare. C'è una differenza radicale tra speranza e disperazione. Quest'ultima è sempre lì, sullo scaffale, come l'odio. Mentre la speranza bisogna generarla, crearla e non si conosce da due o tre generazioni che sono cresciute nell'odio. Se vogliamo che le cose cambino dobbiamo modificare il nostro linguaggio, credere alla pace".






