Una gara a senso unico e la finale a Roma per Luciano Darderi, almeno per ora, resta un sogno nel cassetto. Ma quella dell'italoargentino è una resa che arriva in poco più di un'ora. Le maratone con Zverev e Jodar gli costano un biglietto carissimo: arrivare sfinito alla gara più importante della sua vita. Già, perché mai prima di questo torneo aveva raggiunto la semifinale di un mille. Per questo nonostante la delusione definisce le due settimane nella capitale "un sogno". Non prima di scusarsi con il pubblico che - fatto salvo per un'eccezione a fine partita - lo ha sostenuto sempre: "Mi dispiace per la gente che è venuta a vedere, non sono riuscito a dare il mio massimo che ho dato per tutto il torneo. Ma non avevo benzina già dai primi game".

D'altronde con Jodar ha finito la routine post partita alle 4 del mattino e il tempo per recuperare è stato pochissimo. Le ore successive, nonostante ghiaccio e massaggi, non hanno aiutato l'azzurro e nemmeno l'interruzione di quasi due ore per pioggia.

Ruud conduce dalla prima all'ultima palla, mettendo la parola fine al sogno di Darderi. Una dedica per le due settimane vissute la fa comunque e va alla nonna che non c'è più. "Mi è sempre stata vicina - ha raccontato -. Chissà se da qualche parte mi ha visto, lo spero. Il suo sogno era che diventassi un giocatore di tennis e ce l'abbiamo fatta". Poi a un pensiero per il padre, tennista come lui. "Se sono un giocatore è anche merito suo, ha fatto e sta continuando a fare tanto".