“Vuoi davvero lavorare in una fabbrica che estrae dati dai dipendenti?”. È il testo dei volantini comparsi nelle sale riunioni, sui distributori automatici e nei bagni degli uffici di Meta negli Stati Uniti, martedì 12 maggio. Lo riferisce Reuters, che era stata la prima testata a rivelare che il colosso di Menlo Park avrebbe installato software per il tracciamento dei movimenti del mouse di lavoratori e lavoratrici. Dopo il polverone mediatico delle ultime settimane, entrano in gioco anche i sindacati. Un’immagine che stride con quella tradizionale della Silicon Valley, dove per anni stipendi elevati, stock option e benefit generosi hanno fatto sì che i colletti bianchi delle Big Tech fossero ben poco inclini alla sindacalizzazione.Il contestatissimo software di tracciamento dei dipendenti installato da MetaA finire sotto i riflettori è Model Capability Initiative (Mci). Questo è il nome del software che Meta nelle ultime settimane ha installato nei computer dei dipendenti statunitensi. Un programma che registra i movimenti del mouse, i clic e i tasti premuti dai dipendenti, con la possibilità anche di catturare screenshot. L’obiettivo, spiega l’azienda nei memo interni visionati da Reuters, è quello di addestrare i modelli di intelligenza artificiale nelle aree in cui fanno ancora fatica a replicare le interazioni degli esseri umani con i computer. Il portavoce di Meta, Andy Stone, ha precisato che i dati raccolti non serviranno per valutare le performance dei dipendenti e che esistono misure di protezione dei “contenuti sensibili”, senza specificare meglio quali.Migliaia di licenziamenti in vista per Meta, e non è la prima voltaNon ci vuole troppa immaginazione per capire che i dipendenti, di fatto, stanno addestrando i modelli di intelligenza artificiale che finiranno per rimpiazzarli. Meta ha fatto sapere che a partire dal 20 maggio licenzierà il 10% della sua forza lavoro, vale a dire circa 8mila dipendenti, e cancellerà 6mila posizioni aperte. E non è la prima volta. A partire da settembre 2022, quando ha raggiunto il suo record di 87mila dipendenti, il colosso guidato da Mark Zuckerberg ha già tagliato migliaia di posti di lavoro in più fasi. Alla fine del 2025 contava circa 79mila dipendenti e da allora ne ha già licenziati altri 1.500 nella divisione Reality Labs. Tutto questo, mentre investe miliardi soprattutto per la corsa all’intelligenza artificiale. Nel 2026 Meta prevede fino a 135 miliardi di dollari di spese in conto capitale, cioè in beni e infrastrutture di lungo periodo. Tra cui data center, chip e capacità di calcolo.Articoli più lettiTagli al personale e centinaia di miliardi per l’intelligenza artificialeMeta è in buona compagnia. Nello stesso giorno in cui comunicava i licenziamenti, anche Microsoft annunciava il suo primo programma di prepensionamento volontario che avrebbe coinvolto circa il 7% della sua forza lavoro negli Stati Uniti, composta da 125mila persone. La scorsa estate il colosso di Redmond aveva messo in conto circa 100 miliardi di dollari di investimenti nelle infrastrutture necessarie all’intelligenza artificiale per l’anno fiscale successivo. Una cifra che, secondo gli analisti, potrebbe salire di altri 10 o 20 miliardi.Dal malcontento negli uffici di Meta all’entrata in scena dei sindacatiIl fatto che questa sia una tendenza comune non suona certo come una rassicurazione. E negli uffici di Meta il software per il tracciamento delle attività sembra proprio la goccia che ha fatto traboccare il vaso. "Per egoismo, non voglio che vengano catturate immagini del mio schermo perché lo percepisco come un’invasione della mia privacy", ha scritto un ingegnere in un post interno visto questa settimana da quasi 20mila colleghi. “Ma allargando lo sguardo, non voglio vivere in un mondo in cui gli esseri umani – dipendenti o meno – vengono sfruttati come dati di addestramento.” Lo riferisce Wired Us che, dopo aver parlato con una decina di dipendenti, testimonia che il clima è molto teso.La protesta, però, non si ferma ai forum interni o alle reazioni indignate nelle chat aziendali. I volantini comparsi negli uffici statunitensi invitavano i dipendenti a firmare una petizione online e citavano esplicitamente il National Labor Relations Act, la legge federale che tutela il diritto dei lavoratori a organizzarsi per migliorare le proprie condizioni. Nel Regno Unito, intanto, un gruppo di dipendenti di Meta Platforms ha avviato una campagna di sindacalizzazione con United Tech and Allied Workers, ramo del sindacato Communication Workers Union.“I lavoratori di Meta Platforms stanno pagando il prezzo delle scommesse costose e irresponsabili del management. Mentre i dirigenti inseguono strategie speculative sull’intelligenza artificiale, il personale si trova ad affrontare tagli occupazionali devastanti, una sorveglianza soffocante e la crudele realtà di essere costretto ad addestrare sistemi inefficienti pensati per sostituirlo”, ha detto a Reuters la sindacalista Eleanor Payne.Articoli più lettiSi incrina il mito del lavoro nelle Big TechSe guardandola dall’Italia può sembrarci un’evoluzione piuttosto prevedibile, nella Silicon Valley la presenza dei sindacati non va data per scontata, anzi. Negli Stati Uniti il numero di lavoratori iscritti ai sindacati è in calo ormai da quarant’anni: a questo si aggiunge che le Big Tech li hanno descritti come incompatibili con un modello che vive di innovazione e flessibilità.Finora, i tentativi di organizzazione che hanno raggiunto risultati più concreti hanno riguardato mansioni più “tradizionali”, ad esempio nei magazzini di Amazon e nei negozi di Apple, non certo nei campus della Silicon Valley. Secondo i dati del Bureau of Labor Statistics, nel 2023 solo il 4,7% dei professionisti del settore informatico e matematico nel privato era coperto da un sindacato.Ma i segnali degli ultimi mesi suggeriscono che l’equilibrio inizia a incrinarsi. Quando ai benefit si sostituiscono i licenziamenti e la sorveglianza prende il posto della flessibilità, anche il mito del lavoro nelle Big Tech perde il suo fascino.