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Così dal 1989 la sinistra ha creato una organizzazione parallela per dominare la cultura, a partire dagli atenei

L'America sembra mutata in peggio, e molti puntano il dito contro Trump. Ma egli è piuttosto un epifenomeno: la manifestazione estrema e populista dell'inerzia di una destra repubblicana incapace di offrire una alternativa culturale a una sinistra intellettuale che sta consolidando il proprio dominio da decenni.

Il corposo lavoro pubblicato dalla casa editrice Giubilei Regnani, a firma di Mike Gonzalez e Katharine Cornell Gorka (Il pericolo neo-marxista, pagg. 490, euro 25), descrive passo dopo passo come questa trasformazione culturale sia deflagrata all'interno della società e si sia poi imposta come necessaria per correggere presunti squilibri razziali e sessuali. Un marxismo 2.0, nato in Europa e reinterpretato dai radicali americani a partire dagli anni Sessanta, che non mira più alla tradizionale lotta di classe, ma alla riscrittura delle regole su genere, identità e su tutti quegli ambiti oggi raccolti sotto l'ombrello della cultura woke. Mentre la destra è apparsa incapace di proporre una seria alternativa culturale e ha giocato di rimessa, la sinistra ha potuto imporre il proprio modello, lasciando tracce profonde in scuole, università, musei, media, aziende, leghe sportive, confessioni religiose e, ovviamente, nel circo autocelebrativo chiamato Hollywood.