Settima al mondo, seconda in Europa e prima in Italia. La classifica dello ShanghaiRanking posiziona la Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa ai vertici della robotica nazionale e internazionale. Un risultato che riflette non solo la qualità della ricerca di frontiera, ma anche un’idea chiara di cosa può essere una università: un luogo in cui formare talenti, garantire eque opportunità e interpretare e anticipare il cambiamento sociale e politico. Dalla capacità di attrarre, formare e trattenere giovani talenti alle sfide delle discipline STEM, da un nuovo “umanesimo tecnologico” in cui l’innovazione si fonde con la dimensione etica fino ai nodi dell’accesso e della mobilità sociale: è su questi temi che si misura oggi il ruolo dell’università. Ne abbiamo parlato con il rettore della Scuola Superiore Sant’Anna, Nicola Vitiello.
Rettore, i ranking internazionali vi posizionano ai vertici nella robotica, prima università in Italia. Cosa dicono questi risultati sulla qualità del vostro modello formativo?
«I ranking certificano la qualità del nostro modello. Siamo tra le prime 250 università al mondo secondo il Times Higher Education e tra le prime a livello globale nella robotica secondo lo Shanghai Ranking. Nonostante le dimensioni contenute, siamo altamente competitivi. Questo significa che i nostri studenti possono accedere a un’esperienza formativa di altissimo livello, lavorando a stretto contatto con ricercatori e scienziati di primo piano su temi all’avanguardia e soprattutto con metodiche avanzate. La nostra forza credo sia la doppia anima di formare talenti e fare ricerca di frontiera. In questo modo, la ricerca non solo produce conoscenza, ma diventa anche uno strumento per formare al meglio i giovani che scelgono di intraprendere un percorso da noi».






