La Suprema Corte ribalta la sentenza d'Appello: guidare un mezzo superiore ai 55 kw/t non significa essere "non abilitati"

Fare un incidente con un’auto troppo potente per un neopatentato non equivale a guidare senza patente. E quindi l’assicurazione non può chiedere indietro i soldi del risarcimento invocando la clausola che esclude la copertura per i conducenti “non abilitati alla guida”. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 13834 pubblicata il 12 maggio 2026.

L’incidente e i primi due gradi di giudizio

La vicenda nasce da un incidente mortale avvenuto il 7 giugno 2012. Alla guida dell’auto c’era un giovane che aveva preso la patente B da meno di un anno e che guidava un’auto con un rapporto potenza/peso superiore ai limiti consentiti ai neopatentati (55 kw/t). Dopo lo schianto, l’assicurazione risarcì i familiari della vittima versando oltre un milione di euro tra il 2012 e il 2018. Successivamente la compagnia assicurativa chiese all’assicurato di restituire fino a 500mila euro, sostenendo che il contratto escludeva la copertura nei casi di incidenti provocati da persone “non abilitate alla guida”.

Una tesi accolta sia in primo grado sia dalla Corte d’Appello di Torino. Ma la Cassazione ha ribaltato tutto, chiarendo che il ragazzo aveva comunque una patente valida per quel tipo di veicolo.