Questo testo è tratto dall’introduzione di Divieto di protestare di Annalisa Camilli (Einaudi 2026), in libreria dal 12 maggio.

Dopo ore di corteo, migliaia di persone si avviano camminando sulla sopraelevata di Roma per fermare il traffico. Dai balconi, alcuni si affacciano e applaudono o sventolano bandiere. Quelli che stanno incolonnati in macchina, bloccati dal fiume di persone che camminano in senso contrario a quello di marcia, invece di sbuffare o di lamentarsi, si mettono a muovere le mani, sorridono.

Alcuni suonano il clacson, improvvisando delle ritmiche, incitano i manifestanti con degli slogan. In quel momento diventa chiaro che uno sciopero per Gaza, convocato dagli studenti e dai sindacati di base in Italia, è andato oltre i confini della politica tradizionale e tocca strati meno politicizzati della società. Nonostante leggi sempre più restrittive che criminalizzano le proteste e scoraggiano gli attivisti con azioni amministrative e penali, i movimenti di massa sono tornati in piazza.

Quelle persone che il 22 settembre 2025 hanno invaso la sopraelevata di Roma rischiavano fino a due anni di carcere per il reato di blocco stradale previsto dal cosiddetto decreto sicurezza, introdotto nell’aprile del 2025 e approvato dal Parlamento nel giugno dello stesso anno. Ma non si sono fatte intimorire. Nello stesso momento in cui molti governi occidentali hanno approvato leggi che criminalizzano il dissenso, le proteste hanno assunto forme nuove.