Di: Stefano Grazioli Situato nel cuore dell’Asia centrale, l’Uzbekistan rappresenta uno dei paesi più strategici e al tempo stesso meno conosciuti dello scenario internazionale. Ex repubblica sovietica, indipendente dal 1991, uno dei cinque Stan scaturiti dalla dissoluzione dell’URSS — insieme con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan — ha vissuto per decenni sotto la presidenza di Islam Karimov, sino al 2016, un sistema fortemente centralizzato e autoritario. Negli ultimi anni, tuttavia, con il passaggio di mano a Shavkat Mirziyoyev, si è assistito a un graduale processo di apertura politica ed economica, accompagnato da un crescente interesse da parte della comunità internazionale, soprattutto a causa della sua posizione strategica e delle ricchezze del sottosuolo. Tra modernizzazione, abbozzi di riforme e persistenti criticità, l’Uzbekistan si trova al centro del nuovo Grande Gioco di kiplingiana memoria fra le potenze limitrofe, Russia e Cina, con attori esterni nuovi e interessati, dagli Stati Uniti all’Unione Europea.

Gulnara Karimova, figlia dell’ex presidente uzbeko, è a processo da lunedì a Bellinzona. È accusata di riciclaggio, corruzione e di essere a capo di un’organizzazione criminale. Imputati anche un ex gestore di Lombard Odier e la banca stessa. I fondi contestati ammontano a centinaia di milioni. Il verdetto è atteso per fine maggio.https://rsi.cue.rsi.ch/info/svizzera/Karimova-via-al-processo-in-assenza-dell%E2%80%99imputata--3694764.htmlTransizione complessaDopo la morte di Karimov dieci anni fa, il potere è passato a Mirziyoyev, uomo del sistema, che dal 2003 aveva ricoperto il ruolo di primo ministro. La sua leadership ha segnato più che altro un cambio di tono rispetto al passato, con l’avvio di riforme volte a migliorare l’immagine internazionale del paese e a rendere l’apparato statale più efficiente. Il potere politico è rimasto fortemente accentrato, con elezioni che, pur formalmente competitive, non offrono ancora un reale pluralismo, e l’opposizione è limitata. Le organizzazioni per i diritti umani continuano a segnalare restrizioni alla libertà di espressione e alla partecipazione politica.