Il cantiere dell'euro digitale entra nel vivo. Per non bucare il lancio nel 2029, quando la Banca centrale europea (Bce) conta di distribuire la versione digitale della moneta unica comunitaria, si inizia a progettare e testare l'infrastruttura che dovrà tenere in piedi il servizio. Le tessere da mettere in ordine sono varie.Primo: l'hardware. L'euro digitale farà perno sui data center delle banche centrali. Sarà sui loro server che verranno elaborate transazioni e operazioni con la valuta elettronica. Tre data center si troveranno nel Belpaese, come ha spiegato il capo unità euro digitale della Banca d'Italia, Marco Pieroni, durante un convegno sul tema a Bruxelles, e saranno parte di una rete che avrà nodi anche in altri paesi dell'Unione.Il dato, seppur piccolo e parziale (ma non aspettatevi di conoscere la collocazione di questi impianti, tenuta segreta per ragioni di sicurezza), mostra come a Palazzo Koch si stiano facendo tutti i compiti per arrivare preparati all'esame del 2029. Individuare i data center, dunque, stabilire se la capacità di elaborazione è sufficiente e pianificare di conseguenza gli interventi necessari.In parallelo, a metà aprile, la Banca centrale europea ha assegnato all'accoppiata francese del cloud Ovh-Scaleway (quest'ultima parte del gruppo telefonico Iliad) lo sviluppo e la gestione dell'infrastruttura tecnologia per lo scambio sicuro dei dati dei pagamenti. È la cosiddetta Sepi, secure exchange payment information, e serve a far comunicare banche, commercianti, utenti e fornitori dei servizi di pagamento quando si effettua una transazione, garantendo che questa avvenga in modo sicuro, senza interruzioni e nel rispetto delle norme comunitarie.Non è un caso che l'appalto sia finito in mano a due aziende francesi. La partita dell'euro digitale è strategica. La versione digitale della moneta con corso legale in un paese, emessa dall’autorità che si occupa di politica monetaria, dovrà compensare la frammentazione dei sistemi di pagamento in Europa. Solo sette paesi su venti hanno circuiti di pagamento di nazionali, come l’italiana Bancomat. E nel 65% dei casi i pagamenti elettronici, calcola la Bce, a gestire la transazione sono i due colossi del settore, Visa e Mastercard, entrambe aziende statunitensi.Attraverso la sua valuta elettronica la Bce mira a sganciare la filiera della finanza europea dai nodi che la legano a operatori a stelle e strisce. Allo stesso modo l'Eurotower ha affidato alle italiane Almaviva e Fabrick lo sviluppo del kit di software e dell'app di pagamento.La seconda tessera sul tavolo è il programma pilota. Il 14 luglio la Banca centrale europea conta di comunicare i partner selezionati, tra cui banche e fornitori di pagamenti. Queste aziende sperimenteranno per dodici mesi una versione beta della moneta elettronica, in situazioni di vita quotidiana. A fare da “cavie” saranno i dipendenti delle banche dell'eurosistema, ossia delle banche centrali nazionali dell'area euro, che potranno usare l'euro digitale per pagare la mensa o un caffè nel bar dell'ufficio.Articoli più lettiIl terzo pezzo del cantiere è l'accordo legislativo. Non c'è euro digitale senza una regolamentazione che lo inquadri e in Europa sembra questo l'ostacolo da scollinare. In particolare è il Parlamento europeo il campo di battaglia tra opposte visioni della moneta digitale di banca centrale, con il relatore del dossier, Fernando Navarrete Rojas, che ha sempre spinto per una versione “leggera” dell'euro digitale pur di non tagliare fuori i privati e facendosi portavoce delle ritrosie delle banche tedesche in pressing sul suo partito, quello Popolare europeo.Nei giorni scorsi tuttavia anche Navarrete ha abbassato i toni. In una intervista a The Watcher Post ha ammesso che il privato da solo non può farcela a controbilanciare lo strapotere degli operatori extra-Ue sul fronte dei pagamenti e che una valuta di banca centrale serva. È il segnale che anche in Germania il vento è cambiato. Ora occorre tradurre le intenzioni in un testo di legge il più velocemente possibile per andare al trilogo. E congiungere così i binari del treno regolatorio e di quello infrastrutturale, arrivando puntuali all'appuntamento del 2029.
Nel cantiere dell'euro digitale, tra data center, tecnologia e regole da scrivere
Inizia la ricognizione dell'infrastruttura di calcolo su cui poggerà la versione elettronica della valuta comunitaria. In Italia coinvolti tre centri dati






