New York - Nelle pieghe della burocrazia militare americana - dove il linguaggio delle allocazioni di bilancio incontra la retorica della “prontezza operativa” - si consuma una storia che potrebbe sembrare marginale. E invece dice molto su come l’apparato statale ridistribuisce risorse, simboli e funzioni. Dall’America che celebra sé stessa a una che controlla i confini, a caccia di immigrati clandestini. Quindici cavalli, un tempo asse portante delle unità cerimoniali dell’esercito, sono stati trasferiti a una nuova destinazione: il confine sudoccidentale degli Stati Uniti, dove affiancheranno l’agenzia di pattugliamento del Border Patrol lungo la frontiera con il Messico.
Provenienti da Fort Huachuca, Arizona, e Fort Irwin, California, questi animali erano stati per anni parte di un rituale militare fatto di parate, cerimonie, omaggi alla cavalleria di altri tempi. Adesso, dopo un corso di addestramento di tre settimane, saranno assegnati alle unità operative della Border Patrol, che insieme a quelli dell’Ice sono diventati impopolari dopo i raid in Minnesota finiti con la morte di due cittadini americani, Renee Good e Alex Pretti.
Soldati dell'esercito della divisione di cavalleria, salutano il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump durante la parata a Washington, D.C del 2025. (USA. Foto dell'esercito. Sgt. Elisabeth Tasker)






