TORINO. Una scatola nera. Una magica scatola nera: dentro non si può guardare. Sul banco ci sono anche una calamita, una torcia per cercare indizi, una moneta. E una domanda al gruppetto di bambine e bambini di nove anni: è possibile scoprire qualcosa senza poterlo vedere? "La scienza funziona così: ci sono scatole che non possiamo aprire - l'interno della Terra, il nucleo delle cellule, il minuscolo mondo degli atomi - ma grazie al metodo della ricerca scientifica possiamo compiere osservazioni indirette". Poi, il teatro delle ombre, per imparare che cambiando il punto di vista cambia anche quello che si vede. La cattedra arretra, l'aula diventa officina.Queste scene si ripetono in queste settimane in 59 scuole primarie italiane. A Loano e a Varazze, sul Ponente ligure, all'Istituto Comprensivo Terralba di Genova, ad Alassio e ad Albenga, a Bardi sull'Appennino parmense, a Polverigi e Cupramontana nell'entroterra marchigiano. A Grassano e Valsinni, due borghi del Materano. E ancora a Cuneo e a Maranello. La scienza sceglie la provincia. E l'aula diventa laboratorio.

È la geografia voluta di Scintillab, il progetto gratuito messo su da Fondazione Agnelli e Ferrari, con il contributo scientifico del Cnr – Unità Relazioni con il Pubblico e Comunicazione integrata e la coprogettazione di Fondazione OpenDot. Hanno scelto di portare gratuitamente kit sperimentali e formazione per i docenti nelle primarie. La ragione per cui lo fanno, e perché lo fanno proprio così, la spiega Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli: "Ci sono progressi, ma il nostro Paese continua a faticare nella creazione e diffusione di competenze Stem adeguate alla società di oggi e di domani. Una strada per colmare questo ritardo è stimolare nei bambini e nelle bambine una passione precoce per le scienze e per il modo scientifico di leggere la realtà: 'mettendo le mani in pasta', indagando e divertendosi, insieme ai propri insegnanti. Tutto questo è Scintillab". Sul versante industriale, Michele Antoniazzi, Chief Human Resources Officer di Ferrari, aggancia il progetto al Dna dell'azienda: "Ferrari riconosce nell'educazione un pilastro della propria identità. Promuoviamo le Stem fin dalla primaria, perché sono alla base dell'approccio scientifico essenziale per innovare".