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Le tracce deboli, la bici "sparita", lo scontrino di Vigevano: in cinque consulenze gli avvocati di esempio provano a smontare la tesi dei pm

Pensate davvero di condannare Andrea Sempio all'ergastolo senza un movente, senza nulla che lo collochi sulla scena del delitto, sulla base di soliloqui senza capo né coda e con un alibi che ha retto alle verifiche? È questo, in sostanza, l'approccio dei difensori del nuovo indagato per il delitto di Garlasco, mentre scorrono i termini concessi dal codice per replicare alle accuse mosse dalla Procura di Pavia: Angela Taccia e Liborio Cataliotti, i due legali di Sempio, hanno ancora una settimana di tempo per depositare atti o chiedere l'interrogatorio. Esclusa la seconda ipotesi, lo staff difensivo si prepara a depositare cinque nuove consulenze, per integrare quanto inviato ai pm durante le indagini e puntare a smantellare il castello accusatorio: le consulenze si concenteranno sulle impronte digitali, sulla dinamica dell'omicidio, sulla personalità di Sempio, sulle impronte per terra e su una nuova analisi medico-legale.