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Un'ora e mezzo di interrogazioni in Aula. Show di Renzi e battibecco con i dem: "Da quanto tempo non prende un treno regionale?". "Ho fatto la spesa sabato"
È il giorno del premier time in Senato: novanta minuti di botta e risposta che animano la giornata politica e in cui Giorgia Meloni prova a rilanciare i risultati del governo, a maggior ragione in un contesto internazionale complicato, come quello odierno, duellando animatamente con l'opposizione. Fischio di inizio alle 16.30 quando Ignazio La Russa annuncia l'ingresso dell'inquilina di Palazzo Chigi. Meloni si accomoda nei banchi del governo, stringe la mano a chi le sta vicino, ovvero i ministri Adolfo Urso e Luca Ciriani, saluta il titolare del dicastero della Cultura, Alessandro Giuli, e poi ancora Carlo Nordio, Alfredo Mantovano, Isabella Rauti, Paolo Zangrillo. Assenti Giancarlo Giorgetti, Matteo Piantedosi, e i due vice Antonio Tajani e Matteo Salvini.
La Russa cede dunque la parola a Carlo Calenda, primo della lista a interrogare la presidente del Consiglio. Il succo dell'intervento del leader di Azione ruota attorno alle priorità strategiche del Paese: "Chiedo che si apra una cabina di regia a Palazzo Chigi e senta le proposte delle opposizioni per un piano congiunto industriale per l'Italia, senza il quale il nostro Paese avrà estrema difficoltà nei prossimi mesi e prossimi anni". Meloni annuisce mentre parla il leader di Azione, e quando le tocca replicare condivide l'idea che nell'attuale situazione in cui ci troviamo, "un quadro economico e internazionale particolarmente complesso" "le tensioni geopolitiche incideranno come già stanno incidendo, sulla crescita sull'energia sulla competitività delle imprese sul potere di acquisto delle famiglie". Ecco perché sarebbe opportuno il dialogo anche con chi non sta in maggioranza: "Lei deve sapere che le porte del governo e quelle mie personali sono e saranno sempre aperte quando si ha voglia di confrontarsi nel merito delle questioni".










