La nuova corsa alla Luna ridisegna le gerarchie del potere spaziale. L’Europa è competente ma dipendente, l’Italia industrialmente forte ma politicamente timida. Tra il quasi-naufragio del Lunar Gateway, le incertezze su Orion e la joint venture con Thales, emerge un bilancio scomodo: partecipare non equivale a comandare
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La politica spaziale italiana torna al centro del dibattito in un momento in cui la nuova corsa alla Luna ridisegna le gerarchie del potere globale. Mentre Washington cambia architettura e Pechino accelera, l’Europa fatica a darsi una strategia autonoma e l’Italia, pur disponendo di una filiera industriale tra le più solide del continente, continua a misurarsi su quote di partecipazione anziché su posizioni di comando.
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La Luna non è romantica. Non premia le intenzioni. Non si commuove davanti ai comunicati stampa, ai vertici ministeriali, alle foto con gli astronauti e ai plastici dei moduli spaziali. La Luna misura il potere. Chi decide. Chi paga. Chi comanda. Chi controlla la tecnologia. Chi può cambiare rotta senza chiedere permesso.







