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Ormai siamo ai dispetti. A poco più di un mese dall’uscita dal carcere, il tribunale di sorveglianza ha negato a Gianni Alemanno (e al suo «collega» detenuto Fabio Falbo) di poter rispondere positivamente all’invito del Salone internazionale del Libro di Torino a poter presentare la loro pubblicazione «L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane». L’iniziativa era partita proprio dal Salone e aveva stupito positivamente e Il Tempo ne aveva riferito all’epoca. In pratica, la richiesta era di concedere un permesso per andare e tornare da Rebibbia a Torino. La risposta è stata un «no» inumano, insensato, incomprensibile.

La notizia della decisione è stata data da Alemanno e Falbo direttamente alla dottoressa Annalena Benini, direttrice editoriale del Salone e alla professoressa Anna Grazia Stammati, direttrice del Cesp -Rete delle scuole ristrette. Con amarezza, ovviamente, ma anche grande dignità. (E ci chiediamo quante altre colpe debba scontare Alemanno agli occhi del Tribunale di sorveglianza). Se ci sono ambienti culturalmente rilevanti che vogliono sentir raccontare quello che si scrive in un libro - tanto più, nel caso dell’ex sindaco di Roma, ormai a fine pena - la negazione di questa possibilità cancella persino quel tocco di umanità che dovrebbe caratterizzare chi indossa una toga.