In una intervista al Corriere della Sera, Francesco Gaetano Caltagirone, parla delle ultime vicende finanziarie su Mps, Mediobanca e Generali, che lo hanno visto tra i protagonisti, affrontando tutti i principali temi. Sulla quota di Generali del Monte dei Paschi, l'imprenditore ed editore, sostiene che sia un errore pensare di venderla perché, dice, «vendere per fare cassa non è una strategia». L'investimento in Mps, spiega poi, è stato fatto perché «ho pensato che attraverso il suo sviluppo si potesse creare un polo nell'Italia centrale e meridionale che riequilibrasse la situazione attuale». E aggiunge: «temo che il risultato della recente assemblea favorisca da un lato la fusione di Mps in Bpm distruggendo qualcosa che da cinque secoli esiste a Siena», spostando l'asse di nuovo al Nord.
L'intervista al Corriere inizia ricordando la nascita del gruppo Caltagirone, partita dal nonno il più grande costruttore di Palermo alla fine dell'800, per arrivare alla finanza. Mps - spiega all'intervistatore che gli chiede le ragioni dell'investimento -«si è rilevato ottimo sia per la redditività sia per la plusvalenza» ma a questo si aggiunge che «quando si raggiunge un'età qualche volta occorrono visioni non connesse allo sviluppo del gruppo ma a interessi generali. Sotto la Padania vive oltre il 55% della popolazione italiana ed esiste una sola grande banca Mps. Ho pensato che attraverso il suo sviluppo si potesse creare un polo nell'Italia centrale e meridionale che riequilibrasse la situazione attuale: delle cinque prime banche tre sono a Milano, una in Emilia e solo Mps nella parte peninsulare».






