I complottisti, gli influencer del benessere e i truffatori hanno già iniziato a diffondere teorie assurde sul focolaio di hantavirus scoppiato a bordo della MV Hondius.Alcuni cospirazionisti hanno paragonato la situazione alla pandemia di Covid-19, parlando di un nuovo tentativo di controllare la popolazione mondiale. Altri hanno diffuso la menzogna secondo cui sarebbe stato il vaccino anti-Covid a creare l’hantavirus. In molti hanno promosso l’ivermectina come trattamento contro il virus, allo scopo di vendere kit medici d’emergenza contenenti il farmaco antiparassitario (spesso usato come vermifugo per cavalli, tra le altre cose).Negli ultimi giorni, molte delle stesse persone stanno anche alimentando la tesi infondata e antisemita secondo cui il focolaio in corso sarebbe in realtà orchestrato da Israele.Il riconfezionamento dei complotti sul CovidChe i social media siano invasi da teorie del complotto ogni volta che emerge una notizia grave e di grande interesse pubblico non è certo una novità. Nel caso del focolaio di hantavirus, a colpire però è quanto le tesi circolate in questi giorni ricordino da vicino quelle diffuse durante la pandemia di Covid-19.“Uno dei cambiamenti più evidenti dopo la pandemia di Covid è la rapidità con cui oggi la disinformazione si organizza attorno ai nuovi focolai”, ha spiegato a Wired Katrine Wallace, epidemiologa della University of Illinois Chicago School of Public Health.“Nel giro di poche ore dai primi titoli sull’hantavirus, sui social c’erano già account che promuovevano l’ivermectina, attribuivano il focolaio ai vaccini anti-Covid e mettevano in guardia da un vaccino contro l’hantavirus che non esiste. Le affermazioni erano spesso in contraddizione tra loro, ma questa contraddizione non sembra più limitarne la diffusione”.Quando la disinformazione diventa businessComplottisti e truffatori si sono subito messi in moto non appena i media di tutto il mondo hanno iniziato a parlare del focolaio di hantavirus, diffondendo affermazioni pericolose e infondate. E, naturalmente, cercando di sfruttare l'allarme per vendere.“L’ivermectina dovrebbe funzionare contro l’hantavirus”, ha scritto su X Mary Talley Bowden. La medica è una figura nota nel mondo della disinformazione sanitaria: ha promosso l’ivermectina come trattamento contro il Covid-19 e l’ha prescritta a un paziente. Alcune ore dopo che il suo primo post sull’hantavirus era diventato virale, Bowden – che non ha risposto a una richiesta di commento di Wired – ha aggiunto che stava vendendo l'antiparassitario a persone in Texas.Il post, che ha raccolto 4 milioni di visualizzazioni, è stato condiviso dall’ex deputata statunitense Marjorie Taylor Greene, che ha aggiunto che vitamina D e zinco aiuterebbero a combattere l’infezione. Greene ha poi affermato che la sua scelta di non vaccinarsi contro il Covid-19 le avrebbe in qualche modo permesso di “sviluppare un’immunità naturale” contro l’hantavirus.In un successivo intervento, l'ex deputata ha affermato senza fornire prove che la casa farmaceutica Moderna avrebbe manipolato intenzionalmente il virus, così da poter guadagnare dallo sviluppo di un vaccino. Nemmeno Greene ha risposto a una richiesta di commento.Ma a rilanciare le tesi sull’ivermectina sono stati anche altri nomi molto attivi nel campo della disinformazione sanitaria, tra cui Simone Gold, fondatrice del gruppo negazionista del Covid America's Frontline Doctors, e Peter McCullough, che ha promosso la teoria del complotto secondo cui il vaccino anti-Covid avrebbe provocato “morti improvvise”.McCullough è anche direttore scientifico della Wellness Company, un'organizzazione che è stata descritta come una sorta di “Goop per la destra repubblicana”, un riferimento alla società di prodotti di benessere fondata dall'attrice Gwyneth Paltrow. Wellness Company ha sfruttato il focolaio di hantavirus per promuovere un kit medico d’emergenza da 325 dollari, che contiene sia ivermectina sia idrossiclorochina.Online, le fake news sull’ivermectina hanno preso talmente piede da spingere l’Organizzazione mondiale della sanità a intervenire per spiegare che non esistono ricerche che provino l'efficacia dell’ivermectina contro il virus.I complottisti hanno continuato anche a sostenere la tesi infondata secondo cui l’infezione da hantavirus rientrerebbe tra gli effetti avversi dei vaccini anti-Covid.“Tra gli effetti collaterali del vaccino anti-Covid di Pfizer c’è anche l’infezione polmonare da hantavirus!”, ha scritto su Facebook Andrew Bridgen, ex parlamentare britannico che aveva già rilanciato teorie del complotto sul Covid-19. Il post includeva uno screenshot che mostra la documentazione presentata nel 2021 alla Food and Drug Administration (l’agenzia statunitense che regola farmaci e prodotti alimentari) da Pfizer per ottenere l’autorizzazione per il vaccino.Un portavoce dell'azienda ha confermato a Reuters che il riferimento visibile nello screenshot non dimostra che il vaccino causa l’hantavirus: si tratta semplicemente di un elenco di infezioni registrate tra le persone che stavano partecipando a una sperimentazione del vaccino nel dicembre 2020.“Era del tutto prevedibile e smaschera la truffa”, ha detto a Wired Neil Stone, medico specializzato in malattie infettive che si occupa di smentire la disinformazione online. “Non c’è alcuna base scientifica. Semplicemente, prendono qualsiasi teoria del complotto legata al Covid e la spostano su qualunque altra malattia”.Diversi influencer del benessere che avevano minimizzato la pandemia di Covid-19 hanno sostenuto anche che l’hantavirus faccia parte di un grande piano per controllare la popolazione globale. A sostegno di questa tesi, in molti hanno citato un post pubblicato nel 2022 su X da un account anonimo, che si limitava a dire: “2023: fine del Coronavirus. 2026: Hantavirus”.La nuova teoria su IsraeleNegli ultimi giorni, su X si è diffusa rapidamente anche una nuova teoria del complotto, che attribuisce il focolaio di hantavirus a un’operazione false flag organizzata da Israele. La tesi è infondata, ma sulla piattaforma è comunque finita tra gli argomenti di tendenza.Il complotto si basa sulla convinzione che il termine ebraico “hanta” significherebbe “truffa”, una traduzione che però sembra essere errata. La tesi ha raggiunto altre piattaforme social oltre a X, tra cui Instagram, Facebook e TikTok, dove molti post sul tema hanno raccolto centinaia di migliaia di visualizzazioni.La tendenza da parte dei social ad amplificare la disinformazione proveniente da fonti inaffidabili è nota da tempo. Il problema è che sempre più persone usano le piattaforme digitali per informarsi su temi legati alla salute. Secondo un recente studio del Pew Research Center, circa metà degli statunitensi sotto i 50 anni ottiene informazioni su salute e benessere da podcast e influencer.Per Wallace si tratta “sempre meno di episodi di disinformazione virale isolati e sempre più di un ecosistema informativo stabile, capace di agganciarsi rapidamente a qualsiasi nuovo evento sanitario”. "L’esposizione ripetuta a questi contenuti può influenzare il modo in cui il pubblico interpreta i focolai prima ancora che la comunicazione sanitaria basata sulle prove riesca davvero a raggiungerlo”, aggiunge l'epidemiologa.Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.