Dopo mesi di attesa, la Consob (l’autorità che vigila sui mercati finanziari italiani) ha rilasciato la prima licenza MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation). L’ha ottenuta CheckSig, diventando così il primo operatore crypto nel nostro Paese autorizzato secondo le nuove regole europee. Un passaggio non scontato, visto che le autorità nostrane finora si sono rivelate molto più rigide rispetto alle loro omologhe europee.La prima autorizzazione italianaDi cosa si occupa CheckSig, dalla custodia ai servizi finanziari sulle cryptoCos’è la licenza MiCAR per i fornitori di servizi cryptoL’Italia è in ritardo sul rilascio delle licenze MiCARSulle criptovalute le autorità italiane si stanno rivelando molto severeCosa cambia per CheckSig ora che ha ricevuto la licenza MiCARDi cosa si occupa CheckSig, dalla custodia ai servizi finanziari sulle cryptoFondata nel 2019 come spin-off del Digital Gold Institute, think tank europeo che si occupa di Bitcoin, cripto-attività e blockchain, CheckSig si è focalizzata innanzitutto sulla custodia delle criptovalute per conto dei clienti. Un’opportunità che torna utile anche per i prestiti garantiti da crypto: quando due parti si accordano, CheckSig (in cambio di una commissione) custodisce gli asset dati in garanzia, tenendo d’occhio le quotazioni per accertarsi che siano ancora adeguate. Da lì ha allargato il raggio dei suoi servizi: si occupa anche di compravendita di criptovalute, piani di accumulo, staking (il “blocco” di una certa quantità di asset per far funzionare una blockchain).Cos’è la licenza MiCAR per i fornitori di servizi cryptoQuesto è esattamente il settore su cui il regolamento europeo MiCAR interviene con l’obiettivo di salvaguardare sia i consumatori sia la tenuta del sistema finanziario. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 9 giugno 2023 e pienamente applicabile dal 30 dicembre 2024, il testo introduce nuovi obblighi per i fornitori di servizi crypto (in gergo Casp, da Crypto Asset Service Providers). Obblighi che sono gli stessi in tutti e 27 stati membri dell’Unione, per scongiurare i rischi di un’eccessiva frammentazione.Nel perimetro dei servizi regolamentati rientrano la custodia di criptovalute per conto dei clienti, la gestione di piattaforme di trading, la conversione tra crypto e valute tradizionali (o tra diverse crypto), l’esecuzione di ordini, il collocamento di nuovi asset digitali e la consulenza agli investitori. Considerato che questi servizi iniziano ad assomigliare per molti aspetti all’intermediazione finanziaria tradizionale, chi li offre deve adeguarsi a vari requisiti in termini di struttura organizzativa, adeguatezza patrimoniale, standard di sicurezza, gestione dei conflitti di interesse e tutela dei clienti.L’Italia è in ritardo sul rilascio delle licenze MiCARA marzo 2026 nell’Unione europea erano state concesse oltre 200 licenze MiCAR, in Paesi come Germania, Francia, Austria e Paesi Bassi. Ma non in Italia. A pesare è un processo piuttosto rigoroso, con il coinvolgimento di Banca d’Italia e Consob. Consob che proprio fino a marzo è stata guidata da Paolo Savona, ostile alle criptovalute tanto da considerare “un rischio fatale” la loro legittimazione.Entra però in gioco il fattore tempo. Anche prima di MiCAR gli operatori italiani erano tenuti a iscriversi a un registro nazionale (chiamato Oam, Organismo agenti e mediatori) in qualità di virtual asset service provider (Vasp). Chi è già dentro quel registro ha tempo fino al 30 giugno 2026 per ottenere l’autorizzazione MiCAR che, di fatto, lo sostituisce.“Dal 1° luglio 2026 chi presta servizi cripto a clienti dell'Unione senza autorizzazione MiCAR opera in violazione della disciplina europea e non è legittimato a proseguire l'attività”, spiega a Wired Italia Ferdinando Ametrano, Ceo di CheckSig di cui è cofondatore con Paolo Mazzocchi. “Le conseguenze sono concrete: cessazione dei servizi, chiusura ordinata con restituzione dei fondi ai clienti, sanzioni amministrative. Le autorità nazionali saranno chiamate a intervenire contro la prestazione non autorizzata e l'Esma (Autorità europea degli strumenti finanziari, ndr,) è stata esplicita: non sono ammesse eccezioni per ritardi nei procedimenti autorizzativi nazionali”.Sulle criptovalute le autorità italiane si stanno rivelando molto severeAbbiamo chiesto ad Ametrano com’è stato il percorso autorizzativo. “Decisamente complesso. Il regolatore è stato molto esigente. Probabilmente la diffidenza storica verso il mondo crypto, alimentata da scandali e fallimenti del passato, ha indotto la Consob a porre l'asticella molto in alto, tanto che il processo autorizzativo italiano è risultato tra i più selettivi e rigorosi nell’Unione europea”, risponde.Pur essendo talvolta “particolarmente onerose e, a nostro avviso, non sempre pienamente proporzionate alla dimensione della nostra azienda”, le richieste – continua Ametrano – “erano riconducibili a obiettivi di vigilanza comprensibili: governance, controlli, continuità operativa, trasparenza e tutela della clientela. E va riconosciuto che il percorso autorizzativo è sempre stato gestito con competenza tecnica”.Cosa cambia per CheckSig ora che ha ricevuto la licenza MiCARL’azienda crypto fa sapere di aver iniziato già dal 2020 a fornire in modo continuativo un sistema di proof of reserves, cioè una verifica pubblica degli asset detenuti per conto dei clienti, e di aver stipulato adeguate coperture assicurative. Dal 2024, inoltre, opera come sostituto d’imposta per i clienti italiani. Ciò significa che si fa carico del calcolo, della trattenuta e del versamento delle imposte. Tra le misure previste da MiCAR che CheckSig dichiara di applicare rientrano anche la separazione tra i fondi dei clienti e le attività operative dell’azienda, maggiori obblighi di trasparenza su costi e rischi dei prodotti offerti, controlli su antiriciclaggio e gestione del rischio e procedure di governance pensate per prevenire conflitti di interesse.“Provocatoriamente direi che per i nostri clienti non cambia nulla: i servizi proseguono come prima, senza soluzione di continuità”, sottolinea Ametrano. “Detto questo, sarei disonesto se non riconoscessi che il percorso autorizzativo ha portato valore. Da un lato ha indotto maggiore chiarezza organizzativa e procedurale; dall'altro ci ha spinti a rafforzare ulteriormente i presidi di controllo, con l'introduzione del collegio sindacale e la verifica del bilancio tramite una società di revisione, in luogo del singolo professionista”, conclude il Ceo. “C'è poi una dimensione nuova che si apre concretamente con la licenza: quella istituzionale. Possiamo ora offrire servizi crypto regolamentati a banche, gestori patrimoniali e istituzioni finanziarie in modo ancora più strutturato, accelerando l'integrazione delle cripto-attività nel sistema finanziario tradizionale”.