Salvo intoppi, l’incarico al consulente verrà affidato oggi. Un passo fondamentale per rispondere alle domande ancora aperte sul deragliamento del tram numero 9 che il pomeriggio del 27 febbraio si è schiantato contro un palazzo dopo aver deragliato lungo viale Vittorio Veneto, provocando due morti e più di cinquanta feriti.

L’autista del tram deragliato insiste: “Telefonata di un minuto e solo prima del malore”

di Rosario Di Raimondo, Carmine R. Guarino 01 Aprile 2026

Ora è il momento della verità con l’esame della «scatola nera» del Tramlink. L’estrazione dei dati consentirà di capire molto sia sul ruolo dell’autista Pietro Montemurro, sia di eventuali anomalie sui sistemi di sicurezza automatici in dotazione. Al momento l’unico indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose resta lui, sessant’anni, più di trenta passati alla guida di mezzi pubblici. Da sempre si è difeso dicendo di aver avuto un malore mentre era al “volante” del tram, e di essersi svegliato soltanto al momento dell’impatto. Dall’esame dei dati della scatola nera sarà possibile accertare anche questo: se, per esempio, davvero il tram non ha mai frenato fino allo schianto, dopo aver bruciato a tutta velocità una fermata con i passeggeri in attesa e aver svoltato a sinistra invece di andare dritto come avrebbe dovuto. Ma dal cervellone del mezzo sarà possibile capire se i sistemi frenanti che devono intervenire in casi come questo hanno funzionato a dovere. Così come, dal punto di vista più tecnico, si vuole comprendere se è normale che – nonostante la velocità – alcune carrozze si siano ribaltate.