ARBA - «Aveva ristrutturato la casa, scegliendo perfino una facciata gialla come quella dell'abitazione vicina, per rispetto del contesto e dei vicini. Sembrava volesse davvero integrarsi anche se nessuno in paese ha mai saputo chi fosse prima della sua improvvisa scomparsa». Le parole dello storico ex sindaco di Arba, Elvezio Toffolo, restituiscono l'immagine di un uomo che, almeno all'apparenza, cercava una nuova normalità e, soprattutto, senza rivelare a nessuno la reale identità e i fantasmi del suo passato. Per questo, ha raccontato l'amministratore locale di lungo corso, «deve essere accaduto qualcosa che l'ha spinto a questo tragico gesto».
Toffolo ieri è andato personalmente davanti alla villetta di Colle di Arba dopo aver visto il via vai di uomini e mezzi dell'Arma. Una presenza massiccia e inattesa che ha riacceso interrogativi mai sopiti sulla morte di Pietro Gugliotta, ex componente della banda della Uno Bianca, trovato impiccato nel gennaio scorso in un locale annesso alla sua abitazione.
Il nuovo sviluppo investigativo è arrivato nel pomeriggio, quando una ventina di carabinieri, compresi militari specializzati nei rilievi scientifici e appartenenti a reparti speciali, ha effettuato un lungo sopralluogo nella casa dove Gugliotta viveva con la seconda moglie. L'attività, iniziata attorno alle 13 e conclusa poco prima delle 17, non è stata disposta dalla Procura di Pordenone. Il procuratore Pietro Montrone ha chiarito infatti che gli accertamenti «non sono stati commissionati» dal suo ufficio.










