Piero Ferrari, vicepresidente di Ferretti, il gruppo specializzato nella realizzazione di yacht di lusso che controlla anche il marchio Riva, se ne va sbattendo la porta. A dispetto del fatto che, fra meno di 12 ore, il suo mandato sarebbe comunque scaduto, visto che domani si svolgerà l’assemblea dei soci per il rinnovo del consiglio d’amministrazione. Con una lettera redatta in inglese, in modo che sia ben comprensibile agli azionisti internazionali, compreso il socio di maggioranza relativa, la cinese Weichai (39,5%), l’imprenditore e manager, figlio di Enzo Ferrari, gira le spalle - pur dicendo di «amarla profondamente» - all’impresa di cui ha guidato per anni, dal 2013, il Team strategico di prodotto. E aggiunge: «non posso più associare il mio nome e la storia che il mio nome rappresenta, per l’industria italiana, a questa azienda».

«Presento le mie dimissioni - si legge nella missiva indirizzata al board e al collegio dei revisori - da vicepresidente e membro del consiglio di amministrazione, con effetto immediato». Ma, prosegue, «non posso fare a meno di esprimere al consiglio e ai revisori legali la mia frustrazione e delusione per quanto accaduto nelle scorse settimane». Il riferimento è alla battaglia tra azionisti che ha visto protagonisti, da un lato, Weichai, e dall’altro Kkcg, la società ceca guidata da Karel Komàrek, che ha avanzato un’opa parziale sulle azioni Ferretti (alla quale ha aderito lo stesso Ferrari), con l’obiettivo di confermare il board uscente del gruppo, amministrato da Alberto Galassi. Un’offerta che ha portato Weichai a reagire, rastrellando azioni sul mercato, anche attraverso società collegate, per contrastare l’ascesa di Kkcg, la quale è arrivata a controllare il 28,2% (comprendendo anche il 5% del kuwaitiano Bader Al-Kharafi).