Doppietta Inter: Chivu come Mourinho. Il segno particolare di azzannare nella stessa stagione campionato e Coppa Italia sul campo, in 118 anni di storia nerazzurra, è riuscito solo a loro. Allo Special One che fu nell’anno del Triplete e adesso, all’alba di una nuova era e in un altro calcio, a Cristian Chivu, allora pilastro sul campo e adesso stratega in panchina. Lazio colpita e affondata in una finale senza storia in 35’: autorete di Marusic su un corner calciato dal mancino fatato di Dimarco e sigillo di Lautaro, agevolato dalla dormita di Nuno Tavares al cospetto dell’arrembante Dumfries.
Lo squalificato Sarri, rimpiazzato in panchina dal vice Ianni, e Chivu non regalano sorprese: i ventidue in campo preventivati alla vigilia, con il recupero di Zaccagni da una parte e il falso allarme per Thuram dall’altra, si confermano anche quelli al fischio d’inizio di Guida, preceduto dalle scenografie suggestive delle due curve, dalla coppa portata in campo dalle glorie Vieri e Boksic e l’inno di Mameli cantato da Nek.
Lazio volontariamente in trincea, sperando di resistere con l’ordine tattico e ripartire sugli esterni, e Inter altrettanto volontariamente a cercare di stanare le sentinelle biancoceleste con il palleggio, il fraseggio e il possesso palla prolungato. Il fortino laziale, assaltato con pazienza e metodo dalla cavalleria di Chivu, salta in aria per due pastrocchi individuali: Marusic fa harakiri aereo su un corner calciato da Dimarco e Nuno Tavares si scioglie come neve al sole davanti allo straripante Dumfries, ispiratore del comodo raddoppio per Lautaro.











