Una cosa che tra giornalisti diamo per scontato è come arrivano le notizie alle persone. Tutti abbiamo un lettore ideale in testa, che ha letto tutti i nostri articoli e conosce a menadito le sfumature della testata per cui scriviamo. Pensiamo di aiutare i lettori facendo un passo in più della concorrenza: dando una notizia prima di tutti o spiegando meglio il contesto, cercando il punto di vista più originale. A Linkiesta facciamo entrambe le cose, ma soprattutto la seconda. Poi però quando parliamo con professionisti che non hanno l’ossessione del giornalismo, l’illusione crolla: non tutti sono informati come vorremmo. Ed è giusto così. Le persone non leggono tutto il giorno i giornali: lavorano e studiano, cercando di sopravvivere al presente. Tanto le notizie arrivano ovunque, scrollando come una slot machine lo smartphone.

Succede anche ai giornalisti, quando non si tratta di argomenti che approfondiamo per lavoro. In metro leggiamo un titolo, la sera in tv ascoltiamo un commento, leggiamo un tweet sagace, ne sentiamo parlare a cena. Poi scoppia una polemica, la contropolemica e non abbiamo la forza e la pazienza di riunire tutti i frammenti. Qualche volta sappiamo cosa dire, altre ci arriviamo con l’intuito, ma raramente troviamo un contenuto che spieghi perché ne stanno parlando tutti.