Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, è stato ascoltato nella giornata di ieri, martedì 12 maggio, dal pm Maurizio Ascione come testimone nell'ambito dell'inchiesta sugli arbitri. Dopo l'audizione, Zazzaroni, senza rivelare il contenuto di "due ore di chiacchierata", si è lasciato andare a uno sfogo, racchiuso in un lungo post sul proprio profilo Instagram. "Un paio di cogl*** del web - ha scritto - hanno tratto conclusioni tifose, offendendomi pesantemente, sulla base del sentito dire: uno di questi sarà querelato. È la mia prima volta - ha proseguito - in 46 anni di professione, sono quasi emozionato. Il ricavato lo destinerò alla raccolta fondi a favore delle vittime di Crans".
L’UOMO-INTER INTERROGATO MA ANCORA NON INDAGATO
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Il direttore del Corriere dello Sport si è poi lasciato andare ad alcune riflessioni sullo scandalo arbitri: "Tutto parte dall’“errore del Var” percepito come illecito da un tifoso che, assistendo a Verona-Inter, ha ritenuto che il mancato intervento di Lissone fosse doloso. Una lettura pericolosissima che, se diffusa, ci avvicinerebbe alla fine del calcio: se non si comprende che anche il Var può sbagliare (e sbaglia troppo) è meglio mollare tutto e darsi all’ippica dove c’è il fotofinish, lo zio della goal-line technology".






