È vero, esistono molti modi per approcciarsi al futuro, per immaginarlo, costruirlo e, tal volta, anche prevenirlo. Il modo con cui il presente può essere letto e interpretato, però, o almeno quello più efficace e fedele, passa dalla storia: recuperarla, ricostruirla, conoscerla e contestualizzarla con uno sguardo critico ma attento e profondo. Farlo non è semplice e la schizofrenia con cui viviamo il presente lo dimostra, ma per fortuna esistono sguardi che non perdono mai di vista l’orizzonte della storia, anzi lo usano come bussola per orientarsi e soprattutto per orientare, mettendo a servizio della collettività la loro voce.
È quello che fa puntualmente, con grande generosità e cura, Marianna Aprile, giornalista, conduttrice radiofonica e volto della trasmissione di La7, In Onda. L’ho incontrata in occasione dell’uscita del suo ultimo libro “La promessa. Dal suffragio femminile alla prima donna a palazzo Chigi, storia di una rivoluzione incompleta”, in libreria edito da Rizzoli. Un titolo lungo in cui sembrano essere presenti tutti gli elementi chiave necessari per comprendere l’obiettivo del suo lavoro. Esiste una promessa (da mantenere), una storia (da conoscere) e una rivoluzione (ancora da compiere).








