C’è la Storia che procede per grandi eventi - di guerra in epidemia, in catastrofe naturale - e poi c’è la storia che non ci racconta (quasi) nessuno, quella delle persone comuni. Chi erano? Come vivevano? Come interagivano tra loro popolazioni diverse? Queste (e altre domande) oggi trovano una risposta non solo attraverso lo studio di documenti antichi ma anche, e forse soprattutto, tramite altre forme di scienza. Così, la paleogenomica e l'antropologia molecolare diventano la lente per mettere a fuoco i dettagli di epoche lontane. Come la transizione tra l’Età Antica e il Medioevo, che è stato l’oggetto dello studio di Jens Blöcher, Leonardo Vallini, Joachim Burger e dei loro collaboratori, che è stato appena pubblicato sulla rivista Nature. Una ricerca che conferma quanto il crollo dell’Impero Romano d’Occidente - per usare l’espressione scolastica che tutti conosciamo - non sia stato un momento ma un processo, e che le invasioni barbariche, in fondo, violente e improvvise come il termine sembra suggerire non sono state. Attraverso l'uso di tecniche genetiche all'avanguardia, gli scienziati hanno ricostruito le origini geografiche delle popolazioni che abitavano lungo l'antica frontiera dell'Impero Romano nell’odierna Germania centro-meridionale, le loro abitudini quotidiane, le loro strutture familiari e persino la loro aspettativa di vita.