Sterlina e bond alle corde, ma rendimenti obbligazionari in rialzo a tutte le latitudini. E se nel caso britannico sono soprattutto le traversie del Governo Starmer a far lievitare i tassi dei Gilt a lungo termine ai massimi dal 1998 (5,10% sulla scadenza decennale e 5,77% sul trentennale), altrove sono soprattutto il tema dell’inflazione e la riconsiderazione delle attese sulle conseguenti mosse delle Banca centrali a determinare i movimenti.
L’ultimo scatto è infatti arrivato con il dato sui prezzi al consumo Usa, saliti in aprile oltre le attese e al ritmo più elevato dal 2023, del 3,8%, con riflessi immediati sui Treasury. Il rendimento decennale dei governativi statunitensi è cresciuto al 4,45%, trascinando con sé un Europa dove i Bund viaggiano di nuovo ai massimi dal 2011 al 3,10% e i BTp si attestano 77 punti base sopra, al 3,87 per cento.
Chiaro dunque l’incidente di percorso che coinvolge al momento i titoli di Stato britannici: «Permane un forte clima di instabilità politica e con il primo ministro sotto continua pressione assisteremo probabilmente a un aumento del premio di rischio sui Gilt fino a quando non emergerà maggiore chiarezza», conferma Anthony Willis, gestore di Columbia Threadneedle Investments.











