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Massimo Sideri

Il Brasile scende in piazza per ridurre la settimana lavorativa da sei a cinque giorni. La Francia si disconette per diritto. Ma un secolo fa le attese erano per una enorme riduzione dell'impegno professionale fino a sole 15 ore a settimana. Cosa non ha funzionato tra sonno, lavoro e tecnologia?

Questo articolo è uscito sulla newsletter di scienza e innovazione tecnologica One More Thing di Massimo Sideri. Per iscriversi cliccare qui.

Sonno, lavoro e tecnologia. Istantanee di dibattiti sociali in giro per il mondo: in queste settimane il Brasile è in piazza per il diritto di scendere dagli attuali sei giorni lavorativi a cinque. La proposta dell'abbassamento del numero massimo di ore settimanali da 44 a 40 è sostenuta dal presidente Luiz Inàcio Lula da Silva che così punta a una rielezione. Bisogna sapere che le statistiche sul lavoro in Brasile fanno impallidire quelle europee: nel 2023 i brasiliani hanno lavorato in media 2.000 ore all'anno, contro le 1.335 della Germania. Nel frattempo, in alcuni Paesi occidentali si discute della possibilità di scendere da 5 a 4 giorni. Nel laboratorio più interessante d’Europa, la Spagna, una speciale opzione permette a Madrid di iniziare a lavorare presto il venerdì per staccare subito dopo pranzo e godersi il week end lungo senza cambiare il monte ore totale. Mentre in Francia, da anni, esiste un diritto alla disconnessione fuori dagli orari di ufficio. Niente email o whatsapp. Ripresentarsi domani mattina (o lunedì). Notizie che possono apparire in controtendenza tra loro ma che in realtà segnalano tutte una stessa fragilità di fondo: la tecnologia ha fortemente deluso le aspettative.