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13 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 10:46

Ottantamila persone in piazza a Barcellona, ventimila a Valencia. La scuola pubblica spagnola non ci sta. Gli insegnanti, dalle maestre degli asili nido ai professori di liceo, hanno deciso che quest’anno scolastico non lo finiranno. O almeno non alle condizioni attuali. Lo slogan è diretto: “Sense condicions dignes, no acabarem el curs”. “Senza condizioni degne, non finiremo l’anno”. Non è retorica: i sindacati hanno già convocato oltre diciassette giornate di sciopero per maggio e giugno, e la mobilitazione, lungi dall’esaurirsi, prende forza settimana dopo settimana. Il colore giallo, simbolo dell’istruzione pubblica già ai tempi del movimento degli Indignados di quindici anni fa, è tornato a tingere le piazze iberiche.

Una crisi che si trascina da anni. Per capire perché migliaia di insegnanti spagnoli abbiano scelto uno sciopero a oltranza bisogna guardare ai numeri. L’investimento nell’istruzione in Catalogna si attesta attorno al 4% del Pil a fronte di un obiettivo del 6% previsto dalla stessa legge catalana. I salari dei docenti si aggirano intorno ai 2mila euro mensili. Nello stesso periodo, gli agenti della polizia regionale hanno visto il proprio stipendio aumentare di oltre 4mila euro annui, superando quota 3mila euro mensili.