Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

13 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 10:36

Doveva servire ad accelerare l’innovazione tecnologica, il Piano Transizione 5.0. Invece spronerà le imprese ad ingranare la retromarcia: dal software in cloud (nella “nuvola” dei data center) al software on-premises (in licenza sui dispositivi aziendali). Il primo è il presente e il futuro, dunque niente incentivo per le aziende che lo comprano. Il secondo è in declino netto, meno diffuso e più oneroso per le aziende, ma lo Stato garantisce lo sconto sull’acquisto grazie all’iperammortamento. Lo stabilisce il decreto attuativo del ministro delle imprese di concerto con il ministro dell’Economia, firmato il 4 maggio dal meloniano Adolfo Urso e dal leghista Giancarlo Giorgetti. Per le aziende del settore tecnologico è stato uno schiaffo a sorpresa, perché nelle bozze del provvedimento l’incentivo al software in cloud c’era eccome, con giubilo degli imprenditori. “Abbiamo gioito perché avevamo impiegato anni per ottenere l’inserimento tra le voci finanziabili del servivi cloud, ovvero il Software as a Service, dialogando con governi di ogni colore”, dice a ilfattoquotidiano.it Paola Generali, imprenditrice e presidente di Assintel, la sigla delle piccole e medie imprese Ict che aderisce a Confcommercio. Ma appena letto il testo del decreto l’esultanza ha lasciato il posto alla delusione, espressa con un comunicato di fuoco all’indirizzo del governo: “chiediamo di intervenire con urgenza e correggere questa stortura”, ha ammonito Assintel. “Impensabile” escludere il cloud, “uno dei fattori più importanti per la digitalizzazione del Paese”. Secondo la presidente, l’incentivo è “indispensabile soprattutto per le piccole aziende. Avevamo insistito, l’esclusione era inimmaginabile”. Stessi toni critici di Anitech-Assinform: l’associazione di Confindustria ha definito “anacronistica” la scelta dell’esecutivo.