Shenzhen - Il FAIRplus di Shenzhen, la fiera di AI e robot che si tiene ogni anno al Shenzhen World Exhibition and Convention Center, è probabilmente l'evento di robotica più rilevante al mondo in questo momento. Per superficie espositiva assoluta esistono eventi più grandi, ma il rapporto tra prodotti in stadio commerciale avanzato e spazio fisico occupato difficilmente trova un equivalente altrove. FAIRplus ospitava quest’anno decine di aziende con umanoidi funzionanti, sistemi di manipolazione fine, piattaforme di embodied AI e robot per la sicurezza, in una concentrazione che sarebbe difficile trovare in qualsiasi altra fiera del settore. Tre trend principali animavano l’edizione 2026, con un quarto tema trasversale che merita attenzione separata.I punti del reportageIl corpo è una commodityCorpo da robot, mani da pianistaRealman e il modello della forza lavoro distribuitaRobot Rescue: nella fabbrica di domani, saranno i robot a spegnere gli incendiL’altra fiera: Logimat e l’automazione senza narrazioneIl corpo è una commodityPrima di addentrarci nella sottotrama dei trend specifici, vale la pena cominciare da un’osservazione banale ma fondamentale, che balza agli occhi camminando tra gli stand: i corpi dei robot si somigliano tutti. Il formato è chiaro e ripetibile: struttura scheletrica in lega di alluminio, attuatori a coppia elevata nei giunti delle anche e delle spalle, mani con dita articolate indipendentemente, sensori di profondità sul torso o sulla testa. La componentistica converge perché proviene dagli stessi fornitori della supply chain manifatturiera del Guangdong e dello Zhejiang. Leju, Autolife, Agiquad, Hengyi, Atomrobot: i corpi sono variazioni sul tema di uno stesso catalogo di parti. Dobbiamo prenderne atto: qui in Cina, il form factor umanoide, con tutte le complessità ingegneristiche che comporta, è diventato una commodity replicabile a costi decrescenti, anche grazie al modello open source spinto da Pechino proprio per aumentare l’intensità e la densità della competizione nel paese.Questo ha una conseguenza diretta sulla struttura competitiva del mercato. Il differenziale si costruisce sui livelli superiori dello stack: i modelli di policy che governano il comportamento del robot, i sistemi operativi robotici che ne gestiscono l’integrazione in ambienti complessi, la capacità di raccogliere dati operativi e trasformarli in training data per migliorare l’autonomia nel tempo.La fiera FAIRplus di ShenzhenLe scelte di design convergono qui verso una media sempre più stretta. Un osservatore con esperienza di supply chain industriale non avrebbe fatto fatica a riconoscere le caratteristiche dei pattern di base: era la stessa dinamica che aveva trasformato gli smartphone in prodotti indistinguibili sul piano hardware tra il 2012 e il 2015, con la differenza che nel caso dei robot il ciclo si sta comprimendo ulteriormente.Sia ben inteso: non corriamo nell’errore di ritenere questo un difetto del mercato. Al contrario, è la prova che la filiera produttiva ha raggiunto una maturità sufficiente a standardizzare i componenti critici, abbassare i costi di accesso e spostare il valore verso i livelli superiori dello stack. Chi investe oggi in un produttore di umanoidi cinese non sta scommettendo sul telaio. Sta scommettendo sul sistema operativo robotico, sui modelli di policy addestrati su dati proprietari, sulla capacità di integrare il robot in flussi di lavoro industriali esistenti senza richiedere infrastrutture dedicate. Leju Robotics esprime in fiera esplicitamente il concetto con la piattaforma Taskor, presentata come il primo sistema operativo per umanoidi industriali in Cina, con architettura di orchestrazione multi-robot e connettori nativi per Mes e Wms. Il robot fisico esposto, robusto e privo di qualsiasi concessione estetica, sembrava quasi una scusa per presentare il software che lo governava.La stessa logica, rovesciata, spiegava la scelta opposta di Shenzhen Wabony Electronic, parte del gruppo Yuto: il modello 02 con volto femminile realistico, iride animata e lineamenti da personaggio di animazione giapponese era esplicitamente pensato per mercati in cui l’hardware visibile è il prodotto principale, vale a dire i servizi consumer, l’entertainment, l’ospitalità. Il corpo come interfaccia, in questo caso, aveva un valore commerciale diretto. Ma anche qui, la piattaforma sottostante era standard.Corpo da robot, mani da pianistaSe il corpo del robot è una commodity, le mani sono ancora un problema aperto. La manipolazione fine, intesa come la capacità di applicare forza variabile e calibrata su oggetti di geometria irregolare con feedback sensoriale in tempo reale, è il collo di bottiglia che separa la robotica attuale dai casi d’uso più ampi nell’assemblaggio, nella logistica di dettaglio e nell’assistenza. Al FAIRplus, questo tema era presente in forme molto diverse tra loro, e la diversità degli approcci era di per sé molto rivelatrice.Il caso più immediato era uno stand di intelligent manufacturing della filiera Huacheng che mostrava un robot umanoide suonare una batteria elettronica Roland in modo continuo, con timing variabile e risposta a input dell’operatore in tempo reale. Il sistema dichiarato utilizzava 32 azionatori indipendenti su architettura Fpga per gestire la sincronizzazione multi-dito e la modulazione della forza. La scelta della batteria come task dimostrativo non era casuale: richiede coordinazione bilaterale asimmetrica, timing preciso, adattamento rapido a variazioni di intensità, tutto in un contesto in cui l’errore è immediatamente percepibile. Una sorta di benchmark pubblico, costruito per essere verificabile da chiunque avesse orecchio musicale.FAIRplus di ShenzhenGuangdong Huayan Robotics, vincitrice dell’iF Design Award e del Red Dot 2024, affrontava invece il problema dal lato della meccanica pura. Il loro robot upper-body mostrava braccia con reach di 2.200 mm e mani con giunti seriali di precisione elevata sulle falangi distali. I materiali tecnici citavano esplicitamente la tolleranza all’errore bassa su cicli lunghi come il caso d’uso target, ovvero esattamente il contesto in cui i gripper industriali tradizionali cedono per accumulo di imprecisioni. È uno dei pochi casi in cui ci siamo imbattuti al FAIRplus in cui l’hardware differenziante non era ancora replicabile a costo contenuto dalla supply chain standard.L’approccio strutturalmente più interessante era quello di IO-AI Tech, che affrontava la dexterous manipulation come problema di dati prima ancora che di meccanica. Il sistema “Any In, Any Out” mostra una pipeline end-to-end per la raccolta di dimostrazioni umane attraverso teleoperation con controller aptici e guanti sensorizzati: l’operatore esegue task di manipolazione fine su un robot remoto, generando le traiettorie, i profili di forza e la retroazione tattile che diventano training data per i modelli di policy. La distinzione concettuale rispetto agli altri approcci è netta: IO-AI Tech ha spostato la filiera dalla capacità di manipolazione al processo con cui quella capacità viene acquisita e migliorata nel tempo. L’hardware della pipeline, inclusi i guanti e i controller in mostra sul tavolo, era esso stesso prodotto commodity, scelto deliberatamente per abbassare il costo di raccolta dati a scala.Realman e il modello della forza lavoro distribuitaRealman dal canto suo ha esposto qualcosa di concettualmente diverso dagli altri: un upper-body connesso in tempo reale a una dashboard operativa che mostrava metriche aggregate su una mappa mondiale. Oltre 219 robot worker-equivalent attivi simultaneamente, più di 2.100 unità connesse, distribuzione geografica delle operazioni, statistiche di utilizzo per categoria di task. Oltre allo spaventoso numero assoluto, la cosa più notevole qui era che esistesse una dashboard del genere e che fosse mostrata in fiera come argomento di vendita.Il modello sotteso è quello di una forza lavoro robotica distribuita, gestita in remoto da operatori umani, fatturabile per ora o per task, scalabile in modo elastico sulla domanda. La teleoperation qui è intesa non come una fase di sviluppo verso l’autonomia futura ma come prodotto stabile, già venduto, già operativo, e che peraltro può aiutare nell’integrazione nel mercato del lavoro tutta una serie di persone affette da disabilità, che possono lavorare comodamente da casa teleoperando robot. L’autonomia progressiva, resa possibile dall’accumulo di dati operativi, abbasserà semmai nel tempo il costo umano per unità di output, ma il modello non dipende dall’autonomia per funzionare fin da subito.Robot Rescue: nella fabbrica di domani, saranno i robot a spegnere gli incendiLa prima edizione della Robot Rescue Competition, competizione nazionale dedicata a robot progettati per scenari di emergenza, è stata una presenza significativa al FAIRplus 2026. I materiali promozionali, con lo slogan “科技向善,生命至上”, (la tecnologia verso il bene, la vita sopra tutto), erano distribuiti capillarmente, e tra le tante aziende che hanno attaccato questa fetta di mercato si è distinta in particolare la Shenzhen Agiquad Technology, che commercializza i robot Zhiyuan con la serie D1, che non a caso ha organizzato il proprio spazio espositivo in relazione diretta con l’area della competizione.Dal punto di vista tecnico, i requisiti operativi degli scenari di soccorso (incendi, crolli strutturali, ambienti confinati con atmosfere tossiche o bassa visibilità) costituiscono un benchmark particolarmente severo per le capacità che tutta la ricerca attuale sull’embodied AI sta cercando di sviluppare. Navigazione robusta in ambienti non strutturati e geometricamente imprevedibili, manipolazione di oggetti sconosciuti, autonomia decisionale in condizioni di connettività degradata, resistenza a temperature e agenti chimici: sono requisiti che nessun robot attuale soddisfa pienamente e dove i dati strutturati sono molto rari, se non totalmente inesistenti, il che rende la competizione uno stimolo tecnico reale oltre che un’operazione di posizionamento narrativo. Il partner strategico della competizione, Huabao New Energy, suggeriva anche un interesse concreto nel tema dell’autonomia energetica per operazioni prolungate fuori dalla rete.Per chi lavora nel campo dell’Hse (health, safety and environment), la traiettoria è chiara. Un robot capace di operare in un ambiente Idhl (Immediately Dangerous to Life or Health) sostituisce un essere umano in un contesto in cui la sostituzione finalmente non solo è accettabile, ma è l’obiettivo dichiarato di qualsiasi sistema di sicurezza maturo. Non esistono resistenze sindacali o etiche rilevanti quando è il robot a dover spegnere un incendio risparmiando gli esseri umani da un rischio inutile. Nella fabbrica del futuro in Occidente, e in quella del presente in Cina, questo salto è sempre più urgente e necessario.FAIRplus di ShenzhenL’altra fiera: Logimat e l’automazione senza narrazionePer contestualizzare correttamente quello che si muoveva nel padiglione 9 del centro convegni di Shenzhen, era utile varcare il confine con quello adiacente, dove si teneva Logimat, la fiera internazionale della logistica interna. La contiguità era fisicamente immediata, ma anche rivelatrice dal punto di vista concettuale.A Logimat, infatti, non si vedevano umanoidi. L’intera hall era stipata di carrelli elevatori a guida autonoma di Xishen e Lonking, di sistemi di stoccaggio automatizzato ASRS, di sorting systems, di AGV per la movimentazione orizzontale, di machine vision applicata alla gestione dell’inventario in tempo reale con iRayple e i suoi AMR (autonomous mobile robots) della serie D450T. Il colosso NobleLift presentava una suite che copriva l’intera catena della logistica interna, dalla ricezione merci alla spedizione, con integrazione software tra i diversi livelli. BlueSword Langjian mostrava invece soluzioni di automazione per la logistica a scala enterprise, con modelli in scala animati dal vivo.Nessuno di questi sistemi aveva forma umana. Nessuno cercava neanche di averla, perché in quei contesti la forma umana non costituisce un vantaggio, ma semmai un vincolo ingegneristico. I processi in questo ambito sono infatti sufficientemente strutturati da permettere soluzioni dedicate, più efficienti e meno costose di qualsiasi umanoide general-purpose. Il livello di maturità commerciale qui è, su quasi tutti i parametri misurabili, superiore a quello dei robot bipedi esposti nel padiglione a fianco.Il mercato a cui i diversi prodotti parlavano era comunque il medesimo, pur con tempi e logiche diverse. Logimat mostra dove è arrivata già oggi l’automazione, laddove i modelli di business sono consolidati e i clienti non discutono più il principio ma solo il prezzo e i tempi di integrazione. FAIRplus mostra invece dove sta andando, con tutti i rischi e le promesse che questa fase comporta. La Cina stava lavorando su entrambi i fronti simultaneamente, con risorse e velocità di iterazione talmente elevate da rendere difficile per qualsiasi osservatore esterno definire con precisione dove si trovi, oggi, il confine perennemente mobile tra il presente e il futuro.
Dare ai robot mani da pianista è uno dei problemi che la Cina vuole risolvere
Reportage dalla fiera FAIRplus di Shenzhen, dove il Dragone mostra tutti i traguardi che vuole raggiungere con la robotica e l'AI fisica








