Un paradosso mitologico. La storia di Eric Clapton colpito dalla copertina di un vinile, quasi alla fine del concerto di Madrid, svela non solo l’idiozia del tiratore ma anche il legame inconscio tra il semidio e i suoi discepoli, là sotto. Una incolmabile distanza separa le due parti. Il celebrante – lo stregone, lo sciamano, il profeta, il druido, fate voi – incombe da quell’altare per liturgie profane di rock e pop; i devoti sono ai suoi piedi, immersi nel rito, impossibilitati a farsi ancor più vicini.
Ed ecco che l’anziano Clapton viene centrato da un disco, una delle sue stesse armi, rischiando di incrinarsi le costole proprio con quel contenitore vintage – il long-playing – delle formule alchemiche blues che hanno dato senso alla vita e all’arte di Eric. No, non è soltanto un report balistico: nel gesto dello spettatore a caccia di autografi leggi una profanazione dell’idolo e del luogo dove l’immaginazione si fa concreta, il palco, la scena, la skené della tragedia greca, Eschilo che aveva fatto balenare davanti agli occhi dei convenuti a teatro la tenda di Serse, re dei Persiani. Niente è cambiato, in due millenni e mezzo, tra rappresentazione e adorazione.
Ma se io non posso toccarti o sfiorarti, caro il mio divo contemporaneo, ti bersaglierò e diventerai mio, mio e di nessun altro. Per interposto oggetto. Poi dipende dal proiettile, certo. I Blues Brothers dietro la rete da polli per ripararsi dalle bottiglie di birra nelle bettolacce country sono roba da cinema, ma Harry Styles se l’è beccata davvero una mezza minerale, per fortuna di plastica. Al Coachella Ariana Grande fu lambita da limoni piovuti dal pit; Billie Eilish calzò sulla fronte, tanto per ridere, dei seni finti tirati da un buontempone. Justin Bieber accusò dolori alla schiena per via di un sacchetto di caramelle, Bebe Rexha per poco non ci rimise un occhio causa lancio di un telefonino. Roba pericolosa, mica il solito peluche o la tovaglietta con frasi d’amore. Se sei un’artista strutturata sai fingere disinvoltura pure quando un esagitato ti afferra una gamba o un braccio come se volesse rapirti: a Taylor Swift è successo nell’Eras Tour, dove ha vissuto anche la disavventura di ingoiare una mosca a metà di una canzone.







